Dopo due anni di pandemia sagre, feste popolari e paesane tornano in Umbria. Al 25 aprile – come riporta il Corriere dell’Umbria – erano 30 le sagre iscritte nel calendario ufficiale regionale, mentre al 23 maggio erano diventate 101 di cui 14 già svolte. Sulla questione si sono dibattuti i ristoratori, capitanati da Cna e Confartigianato, che chiedono controlli più stringenti per non aggravare la situazione delle attività gia danneggiate dalle restrizioni dovute alla pandemia.
“Le sagre che promuovono il territorio – spiegano le associazioni – fanno gli interessi di tutti, quelle che pongono in essere concorrenza sleale ai servizi di ristorazione fanno gli interessi solo dei furbi”. “Le istituzioni non possono consentire, per insufficienze delle norme e del sistema dei controlli, la riedizione di ‘sagre solo di nome’, cioè di quelle manifestazioni che nei fatti sono vere e proprie attività commerciali che, sfruttando la forma giuridica dell’associazione, lucrano su trattamenti favorevoli (fiscale, contributivo, sulla sicurezza, ecc.) che dovrebbero essere ad esse preclusi”.
In un periodo in cui sembra essersi lasciati alle spalle la pandemia, la ristorazione ha dovuto fare i conti con un calo dei consumi, rincari energetici e di materie prime e la riattivazione di tutte le imposte come ad esempio quella del suolo pubblico.
“Si deve verificare – continuano Cna e Confartigianato al Corriere dell’Umbria – se nella singola sagra si promuovono i prodotti tipici o si inventano tradizioni che non esistono; se è prevista o meno la collaborazione con le attività dei servizi di ristorazione del territorio; se ci si rivolge principalmente o essenzialmente a fornitori locali; se viene previsto un budget per investimenti pubblicitari per attrarre flussi dai territori limitrofi e da fuori regione; se in maniera trasparente viene dato resoconto pubblico sull’impiego dei ricavi generati dalla manifestazione. È facile, ma le norme regionali non prevedono questi criteri di verifica, ed i Comuni faticano ad attivare i controlli. Serve un intervento risolutivo della Regione affinché si aggiornino e rendano più precisi e puntuali i parametri della legge regionale sulle sagre e affinché i Comuni attivino procedure di controllo effettivo ed efficace”.
“Gli organizzatori e i volontari delle sagre storiche e di qualità e gli operatori dei servizi di ristorazione – spiegano – stanno dalla stessa parte e sono tutti danneggiati da una disciplina normativa carente e dalla latitanza del sistema dei controlli. Non si può rappresentare la questione come una contrapposizione di interessi privati, né chiamarsi fuori di fronte alle ragioni delle imprese che chiedono l’applicazione, non solo formale, delle norme che presidiano la materia”.
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