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Caccia, Palindroma e LAV Perugia chiedono il ritiro degli accordi venatori tra Umbria, Lazio e Toscana

Le associazioni contestano le intese per la mobilità dei cacciatori e chiedono trasparenza sui rischi per la sicurezza, controlli sul benessere dei cani e un confronto pubblico con i territori: "Basta turismo dei fucili nel cuore verde d’Italia"

Palindroma – Umanità e altri animali, associazione di promozione sociale con sede ad Assisi, promotrice del Festival delle Creature, realtà impegnata a costruire una cultura di rispetto e convivenza tra esseri umani e altri animali; congiuntamente a LAV – Lega Anti Vivisezione Perugia e con il supporto della ex Senatrice, attivista per i diritti civili e pioniera dei diritti animali Monica Cirinnà, esprimono netta opposizione alle intese venatorie dell’Umbria con le regioni Lazio e Toscana e ne chiedono il ritiro.

“Dalla terra di san Francesco, nell’anno in cui il 4 ottobre torna festa nazionale, ci aspettiamo azioni coerenti con la tutela del Creato – spiegano i responsabili delle due organizzazioni – Celebrare il rispetto della vita e poi agevolare gli spostamenti di chi uccide animali per divertimento è una contraddizione intollerabile. Il cuore verde d’Italia non può spalancarsi al turismo dei fucili. Speravamo in un cambiamento: nella capacità della politica regionale di mettere in discussione pratiche e interessi consolidati. Ritroviamo invece la continuità del “si è sempre fatto così”, presentata come un risultato. Una tradizione non diventa giusta perché dura nel tempo, e rinnovare un accordo significa assumersi nuovamente la responsabilità delle sue conseguenze”.

Le campagne umbre ospitano abitazioni, aziende agricole, strutture ricettive e sentieri. Agevolare l’accesso di cacciatori esterni impone di verificarne anche la conoscenza dei luoghi e di rendere pubbliche valutazioni dei rischi e risorse per la vigilanza.

I dossier dell’Associazione Vittime della Caccia registrano 21 morti e 37 feriti tra settembre 2024 e gennaio 2025; 12 morti e 34 feriti tra settembre 2025 e gennaio 2026, considerando complessivamente gli ambiti venatorio ed extravenatorio monitorati. In quest’ultimo periodo, due morti e undici feriti erano persone estranee alla caccia. Per la nuova stagione, già il 21 settembre 2026 AVC segnalava un morto e cinque feriti.

“Questo assurdo svago, fondato sull’uccisione di animali — anche durante le migrazioni — produce morti e feriti persino tra chi lo pratica. Ma il dato più terrificante è che coinvolge chi non c’entra nulla: persone che non hanno scelto quel rischio e vengono colpite nella propria quotidianità. Anche i cani impiegati nella caccia meritano attenzione: l’inchiesta LAV pubblicata nell’ottobre 2025 ha documentato decine di situazioni con cani confinati per mesi in serragli angusti, sporchi e fatiscenti, denunciando anche l’abbandono degli animali ritenuti non più utili. Rifiutiamo la logica del cane ridotto a strumento, il cui valore dipende dalla prestazione. Chiediamo controlli sulle condizioni di detenzione e tracciabilità delle cessioni”.

Le organizzazioni respingono inoltre l’idea della caccia come automatica garanzia di equilibrio naturale: “ISPRA ha documentato il ruolo fondamentale delle immissioni a scopo venatorio nell’espansione del cinghiale in Italia. IPBES identifica la caccia non sostenibile come una minaccia per 1.341 specie di mammiferi nel mondo. Un sistema che ha contribuito agli squilibri non può presentarsi come il loro indispensabile risolutore.
Intorno alla caccia ruota anche un mercato di armi, munizioni e servizi. Favorire l’attività venatoria sostiene questo circuito economico: una scelta della quale la politica deve assumersi la responsabilità. Vediamo invece una politica con le mani legate al consenso venatorio, senza la forza di cambiare. Governare richiede anche il coraggio di scontentare un bacino elettorale organizzato”.

Palindroma e LAV Perugia chiedono il ritiro delle intese, trasparenza sugli atti e sulle valutazioni ambientali e di sicurezza, controlli sul benessere dei cani e un confronto pubblico con residenti e associazioni.

Invitano inoltre cittadini, realtà associative e operatori dei territori coinvolti a manifestare apertamente il proprio disappunto alla Giunta regionale dell’Umbria, che ha promosso e approvato le intese, attraverso i loro canali istituzionali. Chiede a ciascuno di far sentire la propria voce con una comunicazione personale e firmata, domandando risposte nel merito. “Il dissenso deve diventare visibile. Dalla Regione di san Francesco pretendiamo il coraggio di proteggere il Creato e chi lo abita. Basta turismo dei fucili nel cuore verde d’Italia”.

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