Aeroporto dell’Umbria, il comune di Perugia non partecipa più al finanziamento
Dal bilancio approvato mancherebbero i soldi previsti dal piano triennale
Il comune di Perugia non partecipa più al finanziamento del piano industriale dell’aeroporto internazionale dell’Umbria. Nell’ultima variazione di bilancio approvata lunedì 24 ottobre – secondo quanto riporta il Corriere dell’Umbria – i circa 250 mila euro attesi per quest’anno non ci sarebbero nonostante il comune sia socio.
Il piano era stato approvato il 26 aprile scorso con voto contrario del Comune di Perugia, che aveva motivato la sua scelta in base alla “contingente indisponibilità” nel proprio bilancio della quota di risorse finanziarie richieste. Lo stesso sindaco Andrea Romizi aveva fatto sapere però che nelle variazioni di bilancio successive si puntava a trovare i soldi ma – come riportato dal Corriere dell’Umbria – così non è stato.
L’assessore Cristina Bertinelli ha spiegato che “la volontà di finanziare il piano dell’aeroporto c’è ma l’aumento del costo dell’energia e delle rette per le comunità protette ci impedisce di farlo”. Tuttavia, i 250 mila euro annui, da versare per tre anni, non figurano neanche nel previsionale triennale.
Gli altri soci – Regione e Camera di commercio – che hanno foraggiato il piano (con l’obiettivo dei passeggeri già raggiunto e superato) nei 36 mesi, potrebbero ora chiedere il convertendo delle quote di Palazzo dei Priori, che aveva ripianato i conti Sase con 80 mila euro. Il presidente della società di gestione Stefano Panato ha inviato due solleciti a soci non paganti.
Anche il comune di Assisi, dopo la prima missiva Sase, si era detto “sorpreso” della comunicazione. “In riferimento al contributo ulteriore richiesto dal cda ai soci – recita una nota riportata dal Corriere dell’Umbria – si precisa che il comune di Assisi aveva, in assemblea, approvato il piano con riserva di versare un quantum del contributo ulteriore richiesto, sia per la sua ‘irritualità’ (il Comune per la sua natura di ente pubblico non può versare tout court contributi a piani industriali) sia perché occorre eventualmente rapportare il contributo pubblico in relazione agli stati di avanzamento dello stesso Piano industriale. Questo versamento pubblico sarebbe avvenuto quindi in una fase successiva dopo aver constatato la concreta realizzazione dei diversi step. Allo stato (era la fine di settembre, ndr) appare prematuro effettuare ulteriori contributi ritenendo opportuno quanto meno aspettare l’anno sociale in corso”.
© Riproduzione riservata



