Baracconi di Perugia oltre le luci delle giostre: storie, sacrifici e tradizioni delle famiglie del Luna Park (intervista video)
Dalla vita itinerante alle difficoltà economiche, passando per il legame con il territorio e il futuro dello spettacolo viaggiante. Levis Carbonini, Denis Vassallo e David Dancelli si raccontano ai microfoni di Umbria Social nell'intervista di Stefano Berti

(Articolo di Erika Giulietti, intervista di Stefano Berti) Dietro le luci, la musica e il divertimento dei Baracconi di Perugia c’è una realtà fatta di sacrifici, responsabilità e tradizioni familiari che attraversano intere generazioni, un mondo nel quale il lavoro non si esaurisce con la chiusura delle attrazioni, ma prosegue tra manutenzioni, spostamenti e preparativi per la tappa successiva. A raccontare il volto meno conosciuto dello spettacolo viaggiante sono Levis Carbonini, Denis Vassallo e David Dancelli, rappresentanti di tre famiglie storiche del Luna Park, che ai microfoni di Umbria Social hanno ripercorso le proprie esperienze, soffermandosi sulle difficoltà economiche del settore, sul rapporto con il territorio e su una passione che, nonostante i cambiamenti degli ultimi decenni, continua a essere tramandata di padre in figlio. (Continua dopo il video – Qui il link diretto)
Giunti alla 103ª edizione, i Baracconi rappresentano uno degli appuntamenti più radicati nella tradizione perugina, con oltre 130 attrazioni che ogni autunno trasformano Pian di Massiano in un punto di riferimento per migliaia di visitatori, ma dietro una manifestazione che per il pubblico significa soprattutto svago si nasconde un’attività imprenditoriale complessa, caratterizzata da investimenti consistenti, obblighi amministrativi e un’organizzazione che coinvolge interi nuclei familiari.
“C’è tanto lavoro, tanto sacrificio, tanta fatica”, esordisce Levis Carbonini, spiegando come il funzionamento delle attrazioni richieda un impegno costante tra controlli tecnici, collaudi annuali, revisioni, assicurazioni e operazioni di montaggio e smontaggio, spesso affrontate in condizioni meteorologiche difficili. “Ogni giostra ha la sua manutenzione, la fatica, il giorno che tu devi montare e smontare, che magari ti diluvia, che ti piove. Sono dei piccoli inconvenienti che durante il nostro tragitto purtroppo abbiamo”, racconta, ricordando come alle manifestazioni più lunghe si alternino tappe di appena pochi giorni, nelle quali un fine settimana di pioggia può compromettere gran parte degli incassi.
Una professione nella quale la famiglia continua ad avere un ruolo determinante, come dimostra la storia dei Carbonini, arrivati secondo Levis alla sesta o settima generazione di attività nello spettacolo viaggiante, attraverso un percorso che comincia nell’infanzia e prosegue con la scelta di raccogliere l’eredità dei genitori. “Si nasce praticamente in mezzo alle giostre, si iniziano le scuole e poi arrivi a quel bivio. Io, per dirti, ho fatto fino alla terza media e mio papà mi ha detto: ‘Che vogliamo fare? Vuoi continuare gli studi? Vuoi continuare il mondo delle giostre?'”, ricorda Carbonini, che decise di proseguire l’attività familiare, imparando progressivamente un mestiere nel quale occorre acquisire competenze tecniche e capacità organizzative.
Nel ripercorrere la storia della propria famiglia, Carbonini richiama anche le difficoltà affrontate dalle generazioni precedenti, quando gli spostamenti erano molto più complessi e nel secondo dopoguerra, per raggiungere Perugia da Foligno, potevano essere necessari anche dieci giorni, con parte delle attrezzature trasportate attraverso la ferrovia. “Naturalmente quando hai 14 anni lo vedi più come il divertimento: stai con gli amici in mezzo alle giostre, la musica, il divertimento. E poi dopo iniziano i veri sacrifici”, osserva, sottolineando come la continuità delle attività dipenda dalla capacità delle nuove generazioni di assumersi responsabilità crescenti.
Un’esperienza condivisa da Denis Vassallo, componente della commissione organizzativa dei Baracconi, la cui famiglia opera nello spettacolo viaggiante da oltre sessant’anni, dopo un passato legato al mondo circense. “Io sono cresciuto, sono nato in un Luna Park. Diciamo che quando sei bambino in un Luna Park è tutto come un divertimento. Poi dopo il tempo passa e dai padri si passa ai figli, e vengono le responsabilità di portare avanti le proprie attrazioni”, racconta Vassallo, evidenziando come quella che inizialmente appare una vita caratterizzata dalla libertà e dal divertimento si trasformi in un impegno professionale che richiede continuità e sacrifici.
Particolarmente complessa è anche la quotidianità dei figli dei giostrai, abituati a seguire le famiglie nei continui spostamenti e a frequentare scuole diverse durante l’anno, un’esperienza che comporta difficoltà ma permette anche di costruire amicizie destinate a rinnovarsi nelle successive tappe. “Spostarsi da una città all’altra non è facile, perché cambiano scuola una volta al mese, diciamo, e sono molto bravi a integrarsi con gli altri amici. Ogni volta che ci spostiamo trovano amici diversi, che poi rincontrano l’anno dopo”, spiega Vassallo, ricordando come dietro l’immagine festosa delle attrazioni ci sia innanzitutto un’attività dalla quale dipende il sostentamento delle famiglie: “Il Luna Park, alla fine, questo è il nostro lavoro, il nostro pane. Viviamo con questo”.
A sottolineare quanto la passione sia diventata indispensabile è David Dancelli, appartenente a una famiglia storicamente radicata in Umbria e nel Centro Italia, che individua nei cambiamenti delle abitudini del pubblico una delle principali trasformazioni affrontate dal settore negli ultimi vent’anni. “È un lavoro che, se non hai un po’ di passione, veramente non riusciresti a fare oggi. Perché comunque prima era diverso, prima il Luna Park era visto in un’altra maniera, era il divertimento un po’ di tutti, mentre oggi il mondo si è evoluto e quindi facciamo un po’ le spese con Internet, con tutto quello che è uscito negli ultimi vent’anni”, osserva Dancelli, riconoscendo come le nuove forme di intrattenimento abbiano contribuito a ridurre le opportunità di lavoro, senza tuttavia mettere in discussione la propria scelta professionale: “La passione è talmente tanta che non cambierei mai il mio lavoro con qualsiasi altro lavoro”.
Per Dancelli, l’apprendimento del mestiere rappresenta un altro elemento distintivo dello spettacolo viaggiante, poiché avviene attraverso la partecipazione diretta alla vita familiare, con piccoli incarichi che diventano progressivamente responsabilità professionali. “La nostra responsabilità sta all’interno della famiglia sin da bambini, che ti insegnano a mettere la semplice spina quando si monta l’attrazione, a fare le pulizie prima dell’apertura. Quindi ti danno quel piccolo compito che poi, crescendo, ti insegna, senza che tu te ne accorga, a svolgere un lavoro vero e proprio”, spiega, ricordando anche come la collaborazione tra famiglie possa trasformarsi in progetti imprenditoriali condivisi, come nel caso della grande ruota panoramica realizzata insieme ai Carbonini e ai Vassallo.
Nel confronto emerge anche il tema dei pregiudizi nei confronti dei giostrai, una questione che gli intervistati considerano ancora attuale e che, soprattutto attraverso i social network, rischia di alimentare rappresentazioni superficiali di una categoria composta da lavoratori e imprenditori impegnati nella gestione di attività complesse. “A noi piacerebbe che si andasse un pochettino oltre”, afferma Carbonini, invitando a guardare oltre le attrazioni e a riconoscere il lavoro necessario per garantirne il funzionamento, oltre al contributo offerto alle comunità locali attraverso una presenza che, in molti territori, si rinnova da decenni.
Alle difficoltà legate alla percezione pubblica si aggiungono quelle economiche, con l’aumento dei costi del carburante, dell’energia elettrica e degli spostamenti, ai quali si sommano le spese per l’occupazione del suolo pubblico, le cauzioni e gli investimenti necessari per mantenere le attrazioni efficienti. Una situazione aggravata dalla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, che finisce inevitabilmente per incidere sulle attività ricreative, come sottolinea Vassallo: “Con il caro carburante, il carovita è aumentato e diciamo che il nostro settore di divertimento viene un pochino… Quando la famiglia non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, perdiamo un po’ di lavoro”.
Nonostante le difficoltà, Vassallo guarda con fiducia al futuro, soprattutto pensando ai figli e alla possibilità che le nuove generazioni possano continuare a lavorare nello spettacolo viaggiante. “Però io nel futuro ci credo, perché ho dei figli. Spero che questa situazione economica che c’è in tutto il mondo, vedi quello che succede da tutte le parti, vedi i telegiornali, spero che passi e che migliorino le situazioni, che questa economia riparta”, afferma, auspicando una ripresa dei consumi capace di sostenere anche un comparto nel quale i costi di gestione rimangono elevati.
In questo scenario, Perugia continua a rappresentare una delle tappe più importanti del calendario annuale, tanto per il valore economico della manifestazione quanto per il rapporto consolidato con il territorio. “Siamo sempre contenti di venire qui a Perugia, perché Perugia è una delle tappe più importanti durante l’anno. Aspettiamo proprio questa tappa qui, che è la più bella di tutte”, racconta Vassallo, evidenziando come l’edizione 2026 stia registrando una partecipazione particolarmente positiva durante i fine settimana, a fronte di una flessione nelle giornate feriali: “Nel weekend il pubblico ha risposto alla grande, il giorno feriale, con questa crisi, ha perso un pochettino. Però, nel contesto, è uno dei Luna Park migliori d’Italia”.
Per Carbonini, il rapporto con l’Umbria assume invece un significato che va oltre l’aspetto lavorativo, grazie alle amicizie nate durante l’infanzia e mantenute attraverso il ritorno annuale delle attrazioni, in una continuità che oggi coinvolge anche i figli e i nipoti di chi frequentava i Baracconi molti anni fa. “C’è un rapporto di stima e di amicizia che si è creato negli anni e si è consolidato. Questo anche grazie al discorso della scuola. Quando noi si veniva qui da bambini, facevi le elementari, le medie, questo anche in tutta l’Umbria, e poi ti ritrovavi queste amicizie perché poi ti ritrovavi alle giostre”, ricorda, sottolineando come il passare del tempo abbia trasformato quei rapporti in legami duraturi: “La cosa bellissima è che ti ritrovi che ti vengono con i bambini, qualcuno con qualche nipotino ti ritrovi alle giostre”.
Sul futuro dei Baracconi interviene infine Dancelli, che, pur riconoscendo le difficoltà attraversate dal settore, si dice convinto della necessità di continuare a investire e rinnovare le attrazioni, nella consapevolezza che il Luna Park rappresenti ormai un elemento imprescindibile della tradizione cittadina. “Io voglio essere speranzoso. Sono sempre stato una persona abbastanza ottimista, nonostante tutta questa piccola crisi che ci circonda. Credo nel futuro di chi vuole investire, nonostante i sacrifici e tutto quanto”, afferma, prima di ribadire il significato della manifestazione per il capoluogo umbro: “Credo che una Perugia senza i Baracconi non sarebbe Perugia, perché poi, essendo di Perugia, ho letto anche il calendario: noi siamo sul calendario perugino. Ottobre ci stanno i Baracconi, ottobre e novembre. Quindi siamo un’istituzione, insomma, siamo proprio del territorio”.
Una tradizione che, come sottolinea lo stesso Dancelli, comprende numerosi altri operatori storici, tra cui le famiglie Gabrielli, Livero, Masseroni, Tamassia, Picci e Casarini, il cui contributo permette ogni anno di arricchire la manifestazione con nuove attrazioni. “È orgoglioso vedere che sono tutte famiglie che da tanti anni lavorano nel nostro territorio e portano novità, portano allegria”, osserva, riconoscendo nella collaborazione tra gli operatori uno degli elementi che hanno permesso ai Baracconi di consolidare il proprio ruolo nel panorama nazionale.
Intanto, l’edizione 2026 prosegue con gli appuntamenti del calendario autunnale, dalla festa di Halloween di sabato 31 ottobre, con spettacoli, truccabimbi e iniziative dedicate ai visitatori in maschera, fino alla tradizionale Festa del Bambino dell’11 e 12 novembre, passando per le giornate dedicate all’inclusione e per la Santa Messa dei giostrai, prevista venerdì 6 novembre alle ore 12 con l’arcivescovo Ivan Maffeis e don Francesco Medori. Eventi che si affiancano alla storica Fiera dei Morti e accompagnano la manifestazione verso la conclusione del 15 novembre.
Il messaggio condiviso dai tre giostrai è quello di una categoria che, pur confrontandosi con costi crescenti, nuove abitudini di consumo e difficoltà organizzative, continua a investire nel proprio lavoro e a riconoscere nella famiglia il principale elemento di continuità, mantenendo vivo un rapporto con Perugia costruito attraverso generazioni di incontri, amicizie e tradizioni. Un legame che va oltre la permanenza delle attrazioni a Pian di Massiano e che trova nelle parole di Dancelli una sintesi significativa: “Credo che una Perugia senza i Baracconi non sarebbe Perugia”, mentre Vassallo, guardando simbolicamente al futuro della manifestazione ultracentenaria, conclude con un auspicio: “Ci vediamo qui fra 103 anni!”.
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