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Lo Spirito di Assisi compie 40 anni: le religioni unite per una pace disarmata e disarmante

Il 27 ottobre 2026, nella città di san Francesco, si è rinnovato l’incontro internazionale per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Oltre 380 leader religiosi si sono ritrovati per lanciare un messaggio comune contro le guerre, l’odio e le divisioni. Al centro della giornata, la preghiera, il dialogo e l’appello a non arrendersi alla violenza

Assisi è tornata oggi a essere un luogo simbolo di incontro tra popoli, culture e religioni. A quarant’anni dalla storica Giornata mondiale di preghiera per la pace, convocata da san Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986, rappresentanti delle diverse confessioni religiose si sono riuniti per rinnovare un impegno comune: lavorare per un mondo in cui la pace prevalga sulla guerra.

L’incontro internazionale, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio dal 25 al 27 ottobre, ha avuto come titolo «Pace disarmata e disarmante». Un’espressione che invita a immaginare una pace capace di rinunciare alla logica delle armi, della minaccia e della sopraffazione, per fondarsi invece sul dialogo, sulla fiducia e sul rispetto della dignità umana.

L’iniziativa ha riunito oltre 380 leader religiosi, insieme a esponenti della cultura, della società civile e delle istituzioni. La scelta di Assisi ha richiamato ancora una volta l’eredità spirituale di san Francesco, testimone di fraternità universale e di apertura verso ogni essere umano.

Durante gli incontri, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha sottolineato il ruolo delle religioni nella costruzione della pace. Le comunità religiose, attraverso la preghiera e l’incontro, possono contribuire a disarmare i cuori e a incoraggiare le persone e i responsabili politici a scegliere la via della riconciliazione.

Anche Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha richiamato l’attenzione sul rischio che la guerra venga considerata una componente inevitabile della storia. Il dialogo tra le religioni, invece, dimostra che esistono alternative alla violenza e che è possibile aprire percorsi di incontro anche nelle situazioni più difficili.

Un messaggio di responsabilità è arrivato inoltre dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha ricordato il valore dell’incontro del 1986. Di fronte alle guerre, alle disuguaglianze e alle ingiustizie, nessuno può considerarsi esonerato dal contribuire alla costruzione della pace.

Papa Leone XIV, che non ha potuto partecipare personalmente per le indicazioni precauzionali dei medici dopo un intervento chirurgico, ha fatto pervenire un messaggio di vicinanza agli organizzatori e ai rappresentanti delle religioni. È rimasto così centrale il richiamo al dialogo e alla ricerca di gesti concreti di pace.

Uno degli aspetti più significativi dell’incontro è stata la presenza di rappresentanti di tradizioni religiose differenti: cristiani, ebrei, musulmani, buddisti e altri esponenti delle grandi religioni mondiali. Le differenze di fede non sono state considerate un ostacolo, ma una possibilità di conoscenza e collaborazione. Il messaggio condiviso è che nessuna religione dovrebbe essere utilizzata per giustificare la violenza e che ogni tradizione spirituale può contribuire alla difesa della vita e della dignità delle persone.

Il momento culminante della giornata si è svolto nel pomeriggio, con le preghiere delle diverse comunità religiose e la cerimonia conclusiva nella piazza inferiore della Basilica di San Francesco. In questa occasione è stato letto un Appello di Pace rivolto al mondo dai capi delle Chiese cristiane e dai rappresentanti delle altre religioni. Il testo ha espresso con forza l’urgenza di fermare i conflitti e recuperare la capacità di dialogare, denunciando un mondo segnato dalla mancanza di confronto e di visioni condivise.

Il messaggio centrale dell’appello è stato espresso da parole particolarmente incisive: «O riusciremo a porre fine alle guerre o davvero le guerre porranno fine all’umanità».

Non si è trattato soltanto di una dichiarazione religiosa, ma di un richiamo rivolto all’intera comunità internazionale. La pace richiede infatti scelte politiche responsabili, rispetto del diritto, giustizia e disponibilità a riconoscere le ragioni dell’altro.

Il 27 ottobre 1986 segnò una svolta nella storia del dialogo interreligioso. Per iniziativa di Giovanni Paolo II, rappresentanti delle grandi religioni del mondo si incontrarono ad Assisi per pregare per la pace. Da quell’esperienza nacque lo «Spirito di Assisi», diventato nel tempo un simbolo di fraternità e collaborazione tra persone di fedi diverse.

Quarant’anni dopo, il mondo è ancora attraversato da guerre, persecuzioni e profonde divisioni. Proprio per questo, l’incontro del 2026 assume un significato particolare: ricorda che la pace non può essere data per scontata e che deve essere costruita ogni giorno. L’eredità di san Francesco invita a riconoscere nell’altro un fratello, anche quando appartiene a una cultura o a una religione diversa dalla propria. La fraternità universale non significa cancellare le differenze, ma imparare a vivere insieme, trasformando il confronto in un’occasione di crescita.

L’incontro di Assisi del 27 ottobre 2026 ha rinnovato un messaggio che va oltre i confini delle religioni: la pace è una responsabilità condivisa e richiede il contributo di tutti. Le preghiere, le testimonianze e l’Appello di Pace hanno ricordato che non basta dichiararsi favorevoli alla pace. Occorre tradurre questo desiderio in scelte concrete, sostenendo le vittime delle guerre, contrastando l’odio e promuovendo il dialogo.

Lo Spirito di Assisi non appartiene soltanto ai grandi leader religiosi, ma interpella ogni persona nella vita quotidiana. Comincia quando si ascolta chi è diverso, quando si rifiuta la violenza e quando si cerca la riconciliazione invece della vendetta.

A quarant’anni dallo storico incontro voluto da Giovanni Paolo II, Assisi continua così a proporre al mondo una speranza: che le differenze non diventino motivo di guerra e che l’umanità possa scegliere, insieme, la strada della pace.


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