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Perugia, scontro sulla musica nel centro storico: il Comune apre agli eventi ma i musicisti protestano

Tra nuove regole comunali, proteste dei musicisti e richieste di spazi culturali, si accende il confronto sul futuro della musica dal vivo nel centro storico di Perugia

A Perugia si accende il dibattito sul futuro della musica dal vivo e degli spazi culturali nel centro storico. Da una parte l’amministrazione guidata dalla sindaca Vittoria Ferdinandi rivendica una nuova fase di chiarezza normativa per eventi, concerti e intrattenimento; dall’altra musicisti, artisti e frequentatori della scena cittadina denunciano un sistema che, a loro dire, avrebbe soffocato per anni la cultura musicale locale.

La Giunta comunale ha approvato una delibera che riordina la disciplina delle attività di pubblico spettacolo, con l’obiettivo dichiarato di rendere più trasparenti le regole per esercenti, associazioni culturali e organizzatori di eventi. Il provvedimento conferma la possibilità di svolgere attività permanenti di pubblico spettacolo non danzante — concerti, spettacoli culturali, teatro, cinema, conferenze e trattenimenti musicali — all’interno dei locali autorizzati.

L’assessore allo sviluppo economico Andrea Stafisso ha chiarito che il divieto riguarda esclusivamente nuove attività permanenti dedicate unicamente al ballo, come discoteche e sale da ballo, mentre restano consentiti eventi temporanei con musica e attività danzante nel rispetto delle normative vigenti.

La delibera introduce inoltre procedure semplificate per alcune tipologie di eventi. Per iniziative fino a 200 partecipanti entro la mezzanotte sarà sufficiente la SCIA semplificata, mentre per manifestazioni più strutturate resteranno necessarie autorizzazioni ordinarie. Il Comune ha annunciato anche guide operative e nuovi canali informativi dedicati agli operatori del settore.

Secondo l’assessore al centro storico Fabrizio Croce, il provvedimento rientra nel più ampio “Piano della notte”, con cui Palazzo dei Priori punta a gestire la socialità urbana attraverso interventi su sicurezza, pulizia, mobilità notturna e videosorveglianza. “La socialità non deve essere vissuta solo come movida”, ha sottolineato Croce, rivendicando la necessità di un equilibrio tra diritto al divertimento e tutela della quiete pubblica.

Ma le rassicurazioni del Comune non hanno placato le tensioni nel mondo della musica cittadina. Nei giorni scorsi decine di giovani e musicisti hanno affollato Piazza IV Novembre con casse, chitarre e strumenti musicali per protestare contro quella che definiscono “un’ondata di chiusure e restrizioni” che avrebbe colpito locali e spazi culturali del centro storico.

Durante il flashmob, organizzato sulle scalette del Duomo, i partecipanti hanno denunciato l’impossibilità di ottenere la cosiddetta licenza di pubblico spettacolo in centro storico. Secondo gli organizzatori della protesta, il Comune avrebbe smesso di rilasciare questo tipo di autorizzazione già dal 2002, creando una situazione di forte incertezza normativa per locali, artisti e operatori culturali.

“In questi anni siamo stati tutti illegali”, scrivono i musicisti in un documento diffuso dopo la manifestazione, accusando la politica di avere ignorato il fermento artistico cittadino e di costringere molti giovani a lasciare Perugia per cercare opportunità altrove.

La protesta punta il dito anche contro quello che viene definito un eccesso di retorica istituzionale sul bilanciamento tra residenti ed esercenti, mentre — sostengono gli artisti — i musicisti continuano a essere esclusi dal confronto pubblico. “Servono regole certe, applicabili e comprensibili”, chiedono gli organizzatori, reclamando spazi adeguati per la musica dal vivo e una normativa realmente sostenibile.

Lo scontro apre così una questione più ampia sul ruolo culturale del centro storico di Perugia: città universitaria, sede di festival internazionali e storicamente legata alla musica, ma oggi attraversata da un confronto sempre più acceso tra esigenze di vivibilità urbana, sicurezza e vitalità culturale.

Il rischio, secondo molti operatori del settore, è che l’assenza di spazi stabili e regole condivise finisca per impoverire la scena artistica cittadina. Per il Comune, invece, la sfida è governare una socialità urbana complessa senza rinunciare alla qualità della vita dei residenti.

Il confronto resta aperto. E intanto, nelle piazze del centro storico, la musica continua a chiedere spazio.


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