Successo ad Assisi per la mostra “Cantico delle Creature” di Guido Dettoni che prosegue fino al 9 novembre (foto)
Una mostra-esperienza che nasce come invito a riscoprire il valore del gesto manuale, del contatto diretto con la materia e con la realtà viva che ci circonda

Prosegue con successo di pubblico e visitatori ad Assisi fino al 9 novembre la mostra-esperienza CANTICO delle CREATURE, proposta e diretta da Guido Dettoni, che nasce come invito a riscoprire il valore del gesto manuale, del contatto diretto con la materia e con la realtà viva che ci circonda. In un tempo dominato dalla mediazione tecnologica, il “ritorno alle mani” diventa un atto di riconnessione: un modo per riappropriarsi della conoscenza che passa attraverso il fare, il toccare, il modellare.
Nel solco del messaggio francescano, questo ritorno al fare con le mani non è soltanto artigianale ma spirituale: è un gesto di umiltà e riconoscenza verso il creato, un incontro sensibile con la materia che rivela l’unità tra corpo e spirito. L’esperienza manuale si trasforma così in preghiera, in forma di ascolto e contemplazione, dove il lavoro delle mani diventa linguaggio e meditazione.
Un invito a “sentire” con le mani la presenza delle cose, a riscoprire la lentezza e la profondità del dialogo tra l’uomo e la natura. Fare con le mani significa tornare a un sapere incarnato, a un rapporto con il mondo basato sulla reciprocità e sulla gratitudine.
Integrazione della dimensione digitale
Il lavoro delle mani, nelle sue molteplici forme, genera non solo oggetti ma visioni, gesti e tracce che raccontano storie di incontro e scoperta. Ogni forma scoperta dalle mani porta con sé l’impronta unica di chi l’ha creata e la memoria di un fare che unisce sapere antico e intuizione presente.
Grazie alle tecnologie digitali, queste forme modellate possono essere osservate da nuovi punti di vista, tradotte e ricomposte in uno spazio virtuale che amplifica la portata dell’esperienza manuale. Tracce, impronte e gesti diventano dati, immagini, sequenze in movimento che non sostituiscono la presenza fisica ma ne raccolgono il senso profondo, illustrando cosa ha ispirato e originato il fare delle mani.
La mostra propone quindi una continuità tra manualità e digitale: le strutture create dalle mani possono essere mappate, digitalizzate e composte tra loro, creando nuovi paesaggi visivi e narrativi. Attraverso tale procedimento, che Guido Dettoni ha disegnato anche come software, viene valorizzata la relazione tra uomo e materia anche nello spazio immateriale, rendendo la tecnologia non un’alternativa, ma un’ulteriore lente di lettura e contemplazione.
Il ritorno alle mani, al corpo, e dunque ai sensi porta al tatto attivo, toccando le copie delle forme originali, alla visione delle otto figure del CANTICO, e della loro epifania, da fratello Sole a sorella Morte; al loro canto con voce umana;alla fragranza diffusa nell’ambiente e alla stimolazione gustativa provocata da una caramella.
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