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Serse Cosmi: “In Italia ho buttato 10 anni, all’estero sono rinato”

Il duro sfogo del tecnico perugino da settembre alla guida del Rjeka in Croazia

Duro sfogo contro il calcio italiano di Serse Cosmi. Il tecnico di Ponte San Giovanni è dallo scorso 4 settembre l’allenatore del Rijeka, subentrato al posto di Fausto Budicin, che il club croato aveva esonerato dopo il pessimo inizio di stagione (5 punti portati a casa nelle prime 7 partite). Da allora, il 64enne umbro ne ha ottenuti 7 nelle successive 7 e la squadra naviga ancora a fondo classifica del campionato croato, ma a sentire lui le cose non potrebbero andare meglio nella sua vita.

Alla prima avventura all’estero della sua carriera, Cosmi rimpiange di non aver lasciato prima l’Italia e si lascia andare ad uno sfogo che è un atto d’accusa durissimo al calcio italiano: “Avevo esaurito le pile, troppe ingerenze assurde nel calcio italiano. Cos’era successo? Era successo che in Italia non si può più stare. Non si può più fare il mestiere di allenatore come si deve. Come si dovrebbe. All’estero sono rinato”.

Le ultime stagioni hanno regalato poche soddisfazioni per l’Uomo del fiume con esoneri, retrocessioni e mancate conferme, a cominciare dal Brescia nel 2008 per continuare con Livorno, Palermo, Lecce, Siena, Pescara, Trapani, Ascoli, Venezia, Perugia e Crotone. I fasti del primo Perugia di Gaucci e dell’Udinese portata alla sua prima partecipazione in Champions League sono lontani, ma non sempre è stata colpa di Cosmi, come il tecnico fa capire tra amarezza e rabbia.

“In Croazia ho capito di avere perso dieci anni, gli ultimi: tempo sprecato. Qui ho capito subito la differenza – spiega a Repubblica – La differenza è il rispetto dei ruoli, il rispetto delle persone. Per me è stata una catarsi, la definisco così. Anche se non è una società di alta classifica, il Rijeka ha strutture incredibili, una società seria. Vado di nuovo ad allenare felice, con tanta voglia di fare il mio lavoro. Da tanto tempo non mi capitava più. Magari avessi avuto il coraggio di andarmene via prima”.

Il tecnico umbro spiega perché non ha mai pensato di lasciare l’Italia per andare a fare esperienze all’estero: “Era un preconcetto. L’assurda convinzione che il calcio sia solo in Italia. Ora mi chiedo: ma chi me l’ha fatto fare di sprecare tanto tempo? Ho scoperto un mondo diverso. Parlo in inglese, mi diverto, insegno, trasmetto le mie conoscenze. A parte che i posti, la costa di Opatija dove vivo, sono bellissimi. Mi è tornato l’entusiasmo, alleno volentieri. Ho il piacere del confronto quotidiano. E guardi che non sono l’unico a pensarla così. Ne ho parlato con altri colleghi e sono d’accordo con me. Il problema del calcio italiano sono le troppe cose poco chiare. Le ingerenze. Le commistioni dei ruoli. Come si risolve? Nella maniera più drastica: cambiando gli uomini”.


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