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Prezzo del latte alle stelle, costi di energia e mangimi sempre più insostenibili per le aziende

In generale i prodotti lattiero caseari segnano un aumento del +7,9%

I rincari stanno mettendo a dura prova anche le aziende del settore lattiero-caseario. Queste hanno, infatti, lanciato l’allarme di imminenti aumenti sul latte fresco e sui formaggi. Secondo quanto stimato, in mancanza di interventi decisi da parte del Governo, i rincari del costo del latte si spingeranno, entro fine anno, a oltre 2,00 euro al litro.

A determinare i rialzi sono principalmente gli aumenti rilevanti registrati sul fronte energia, ma non solo. Contribuiscono in tal senso anche la crescita del costo dei prodotti alla base dell’alimentazione animale (su cui incide negativamente anche la siccità), nonché il forte rincaro del packaging, con carta e plastica in aumento costante da mesi.

Una situazione di difficoltà che sta colpendo fortemente le aziende zootecniche: secondo una recente nota di Coldiretti quasi un allevamento su dieci è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività per l’impennata dei costi. In un anno, stando ai dati di Assolatte, il prezzo del latte alla stalla è aumentato del +50%. Tra i banconi del supermercato, invece, il costo del latte è cresciuto rispetto al 2021 del +6,59%.

Se invece guardiamo nel complesso al costo dei prodotti del settore lattiero-caseario, è aumentato rispetto allo scorso anno del +7,9%. I rincari “record” riguardano la robiola senza lattosio (+18,29%) e la robiola (+16,78%). Notevole anche l’aumento del parmigiano reggiano al pezzo (+15,28%), oltre a quello grattugiato (+13,70%). Rimane interessante notare come i prodotti senza lattosio, sempre più diffusi e consumati, riportino dei costi ancora estremamente cari rispetto agli equivalenti con lattosio (salvo rare eccezioni): mediamente costano il +11.59%.

Di fronte a questa situazione, la difficoltà delle famiglie cresce ogni giorno tanto da condurle a modifiche nelle proprie abitudini di consumo, se non a delle vere e proprie rinunce. Ecco perché si rende sempre più urgente e necessario un intervento del Governo teso, da un lato, a sostenere le famiglie che si trovano in condizioni di maggiore difficoltà, dall’altro, a rimodulare, temporaneamente, l’aliquota IVA sui beni primari, azzerandola del tutto.

In tal senso l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha elaborato una proposta di revisione delle aliquote su una serie di prodotti essenziali (chiedendo l’azzeramento su pane, pasta e cereali, latte, formaggi, uova, frutta e verdura; nonché un’aliquota del 4% su carne e pesce): in questo modo una famiglia media (di 2,5 componenti) otterrebbe un risparmio annuo di 531,57 euro.


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