Ryanair sceglie Rimini, l’Umbria resta indietro: la partita si gioca sulla tassa d’imbarco
L’Emilia-Romagna interviene sull’addizionale comunale e conquista una base Ryanair con due aerei e cinque nuove rotte. L’Umbria, invece, rinuncia alla stessa leva e vede sfumare un investimento che avrebbe potuto cambiare il futuro del suo aeroporto

(Stefano Berti) A volte, a fare la differenza tra un aeroporto che cresce e uno che resta fermo sono anche pochi euro a passeggero. La scelta di Ryanair di investire su Rimini riporta al centro il tema dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco, diventata uno degli elementi decisivi nella competizione tra territori per attrarre le compagnie low cost.
L’Emilia-Romagna ha deciso di intervenire sulla tassa per favorire il traffico aereo. Il risultato è una nuova base operativa al Fellini, con due aeromobili fissi, un investimento annunciato da 200 milioni di dollari e cinque nuove rotte verso Dublino, Memmingen, Stoccolma, Tirana e Varsavia. L’offerta complessiva salirà a 17 collegamenti e 600mila posti disponibili.
L’Umbria, invece, ha scelto una strada diversa. Due anni fa Ryanair aveva presentato a Palazzo Donini una proposta che prevedeva dieci rotte aggiuntive e la possibilità di creare un hub. Per agevolare l’operazione sarebbe stato necessario intervenire sull’addizionale, con un costo stimato per la Regione di circa due milioni di euro.
Una cifra che allora non venne ritenuta sostenibile o comunque non portò a un accordo. Oggi, mentre Rimini si prepara a rafforzare la propria offerta, l’Umbria si ritrova a fare i conti con un’occasione mancata.
La tassa d’imbarco, nella misura ordinaria richiamata nel dibattito, è pari a 6,50 euro per passeggero in partenza. Può sembrare una voce marginale nel prezzo di un biglietto, ma per le compagnie aeree incide sui costi e sulla convenienza economica delle rotte. Per questo diverse regioni italiane hanno scelto di ridurla o eliminarla, cercando di attirare nuovi investimenti.
La questione, quindi, non è soltanto quanto costa rinunciare a una tassa, ma quanto può costare non farlo. I due milioni necessari per favorire l’accordo con Ryanair avrebbero rappresentato una spesa per le casse pubbliche, ma andavano valutati anche alla luce dei possibili benefici in termini di turismo, collegamenti e occupazione.
Naturalmente, le decisioni delle compagnie dipendono da molti fattori e non soltanto dalla fiscalità. Ma il confronto con Rimini pone una domanda inevitabile: l’Umbria ha rinunciato a un costo oppure ha perso un’opportunità di sviluppo?
Intanto, sullo scalo umbro restano aperti i nodi dell’ampliamento dell’aerostazione, dei collegamenti con Milano Linate e dei rapporti economici con Ryanair. E mentre altre regioni si muovono per conquistare voli e investimenti, l’Umbria è ancora alla ricerca di una strategia chiara. Perché nel mercato del trasporto aereo, aspettare può costare molto più che intervenire.
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