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Cala il sipario sulla 59ª edizione del Festival delle Nazioni

Sedici giornate di musica e contaminazioni artistiche dedicate alla cultura tedesca e ai Paesi di lingua germanica: da Bach alla danza contemporanea, il Festival ha unito grandi interpreti, giovani talenti e progetti di valorizzazione del territorio

Si è conclusa la 59ª edizione del Festival delle Nazioni con il suo ricco programma di eventi distribuito in sedici giornate, dal 27 agosto all’11 settembre, in un mosaico sonoro che ha saputo riscoprire le radici della cultura tedesca e austriaca nell’omaggio reso quest’anno alla Germania e ai Paesi di lingua germanica.
Oltre a unire discipline artistiche diverse in progetti innovativi, creando un’identità culturale originale e riconoscibile, la programmazione 2026 ha portato avanti una serie di progetti legati sia all’educazione che alla valorizzazione della creatività emergente, come il Progetto Maestri e allievi, in collaborazione con la Scuola comunale di musica ‘Giacomo Puccini’ di Città di Castello, diretta dal maestro Fabio Battistelli.

Un percorso musicale particolare, che ha previsto tre esibizioni musicali in botteghe museo per avvicinare il pubblico alle tradizioni artigiane locali, arricchite da guide e introduzioni per promuovere in un unico percorso l’unione di arte, musica e cultura. Il primo è stato martedì 8 settembre, al Museo Tela umbra di Città di Castello, con la partecipazione del Trio Sur, formato dai tre chitarristi classici Anthony Guerrini, Sandro Lazzeri e Stefano Falleri, che hanno trasportano il pubblico in un percorso che va da autori dei secoli precedenti al ‘900 alle più interessanti personalità della musica attuale. Il secondo all’Oleificio Ranieri, mercoledì 9 settembre, con la partecipazione di Stefano Bellucci (trombone), Lara Morotti (corno) e Gabriele Renzini (tromba) e infine il terzo appuntamento venerdì 11 settembre nella Bottega Tifernate, dove si sono esibiti Lorenzo Ronti (sassofono) e Tommaso Bruschi (violoncello).

Grande partecipazione, poi, martedì 8 settembre nella Chiesa di san Domenico, per ‘Metti una sera a Sanssouci’, che ha proposto una delle pagine più affascinanti della storia della musica, l’incontro tra Federico il Grande, sovrano illuminato e raffinato flautista, e Johann Sebastian Bach, chiamato a corte nel palazzo di Sansoucci nel 1747. Da quell’episodio nacque ‘Das musicalische opfer’, opera musicale creata per restituire l’atmosfera di quella celebre serata intrecciando il pensiero musicale di Bach con il gusto e la sensibilità della corte prussiana. In occasione del Festival, l’opera è stata riproposta proposta nell’interpretazione del pianista nonché artista in residenza Ramin Bahrami e del direttore artistico Massimo Mercelli (flauto), affiancati da Gabriele Piera Nunzi (violino, terzo premio Paganini 1990), Luca Ranieri (viola) e Cecilia Berioli (violoncello).

Mercoledì 9 settembre grande serata con il Trio Yablonsky al Complesso di San Domenico, dove si sono esibiti Janna Gandelman (violino), Dmitry Yablonsky (violoncello) e Laia Martín (pianoforte), in un vivace spaccato della musica d’arte tra Sette e Novecento che va da Luigi Boccherini a Baruch Berliner, passando per Beethoven, Schubert e Edvard Grieg. Il concerto ha previsto anche una prima esecuzione, la Sonata-Fantasia ‘Abraham’ di Berliner che ha risuonato, appunto, per la prima volta in assoluto a Città di Castello. Monterchi, poi, ha ospitato il talento di Lodovico Parravicini, primo premio al Concorso internazionale biennale di violino ‘Premio Franco Gulli’ 2026, giovedì 10 settembre ai Musei civici Madonna del Parto. Con i suoi vent’anni e un violino Matteo Goffriller del 1700, Parravicini ha spaziato da Bach a Paganini, passando per Georg Philipp Teleman, Henryk Wieniawski, Eugène Ysaÿe e Nathan Milstein, attraversando tre secoli di musica.

E sempre giovedì 10 ha brillato la stella internazionale Robert Lehrbaumer, pianista, direttore d’orchestra e organista, nella cui veste si è presentato al concerto ‘Bach e la musica organistica austriaca attraverso quattro secoli’, nella Chiesa di San Francesco. Il programma è partito dal tardo Cinquecento del musicista olandese Jan Pieterszoon Sweelinck e dal suo festoso Ballo del Granduca, per poi passare dal Seicento di Johann Pachelbel con l’ampia Aria sebaldina e la concisa e dinamica Fuga in do maggiore, approdando infine al Settecento con l’opera di due giganti, Franz Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart, di cui sono stati proposti due lavori di raro ascolto: quattro brani dalle Flötenuhr (orologi musicali) del 1792, raccolta di miniature concepite per piccoli organi meccanici e l’Andante per organo meccanico KV 616. Intersecati con gli autori classici, dialogano tre rappresentanti del secondo Novecento: Thomas Daniel Schlee, Gottfried von Einem e Jenö Takács.

Colpisce, in coda a un programma dedicato ad autori dell’Europa centrale, la presenza di Domenico Zipoli, gesuita, missionario e compositore pratese assai attivo nella diffusione dell’educazione musicale in America del Sud, diventato nel tempo uno degli autori di riferimento per la letteratura organistica tutta. Infine, con lo spettacolo in prima assoluta Bach dance concert – indoor, è calato il sipario sulla 59ª edizione del Festival delle Nazioni, venerdì 11 settembre al Teatro degli Illuminati. L’universo musicale di Johann Sebastian Bach è stato esplorato attraverso la danza contemporanea, grazie alla Compagnia Zappalà Danza, diretta da Roberto Zappalà, e al pianista Ramin Bahrami, dando vita a un dialogo tra musica e corpo in movimento.

Per Zappalà, Bach ha da sempre rappresentato una fonte costante di ispirazione da tradurre in gesto e materia coreografica, mentre per Bahrami, tra i principali interpreti bachiani contemporanei, costituisce una scelta artistica e personale, espressa in interpretazioni che coniugano rigore formale e intensità espressiva. Bach Dance Concert – indoor è una produzione di Scenario pubblico, Compagnia Zappalà danza e Centro di rilevante interesse nazionale per la danza, in collaborazione con Calma Management (danzatori e collaborazioni: Samuele Arisci, Loïc Ayme, Faile Sol Bakker, Anna Forzutti, Silvia Rossi, Alessandra Verona; luci e costumi di Roberto Zappalà; assistente alle coreografie Fernando Roldan Ferrer; direttore tecnico Sammy Torrisi; management Vittorio Stasi; tour management Benedetta Aidala; direzione generale Maria Inguscio).


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