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Antichi Sapori, a Rivotorto trionfa l’eccellenza gastronomica in pieno Ottocentenario Francescano (foto)

Grande partenza per la 37ª Rassegna degli Antichi Sapori, già entrata nel vivo a Rivotorto di Assisi. Dieci giornate nel segno della cucina umbra, dei prodotti del territorio, della convivialità e della cultura, in un'edizione particolarmente significativa perché inserita nell'anno dell'Ottavo Centenario di San Francesco. Una festa che racconta il gusto, ma anche la storia, l'artigianato, l'agricoltura e l'identità di una comunità

A Rivotorto di Assisi la tradizione non è qualcosa da conservare semplicemente nei ricettari o nei ricordi.

È una tradizione che si mette a tavola, che profuma le serate d’agosto, che richiama persone, che fa incontrare generazioni diverse e che, ancora una volta, sta dimostrando tutta la sua capacità di coinvolgere.

La 37ª Rassegna degli Antichi Sapori è già partita con un grande successo e il paese sta vivendo giornate e serate all’insegna della partecipazione. Tavoli pieni, cucine al lavoro, volontari impegnati, famiglie, giovani, visitatori e turisti: l’immagine che arriva da Rivotorto è quella di una manifestazione viva, capace di mantenere intatto il proprio carattere popolare pur rinnovandosi di anno in anno.

Dal 1988 la Pro Loco porta avanti una formula che ha fatto della gastronomia uno strumento per raccontare il territorio. E il successo di questa edizione conferma che quella scelta continua a funzionare.

Perché gli Antichi Sapori non sono soltanto una festa gastronomica. Sono soprattutto una festa della comunità. (Continua dopo la foto)

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Rassegna, non sagra

Lo dice lo stesso titolo: “Rassegna, non sagra…”. Una differenza che non è soltanto formale, ma che racchiude una precisa filosofia.

La manifestazione non nasce intorno a un unico prodotto, bensì dalla volontà di proporre un vero percorso nella cucina tradizionale umbra. Nell’arco dei dieci giorni vengono preparate circa cento ricette della tradizione, con un menu diverso ogni sera.

È un viaggio attraverso una cucina costruita nei secoli sulla semplicità, sulla stagionalità e sulla capacità di trasformare pochi ingredienti in piatti ricchi di sapore. È la cucina delle campagne, delle famiglie, delle feste paesane e delle grandi tavolate.

Una cucina nella quale nulla veniva sprecato e nella quale il valore di un piatto dipendeva innanzitutto dalla qualità della materia prima e dalla sapienza di chi la sapeva trasformare.

A Rivotorto questa filosofia continua a vivere. I piatti vengono preparati seguendo le ricette della tradizione, con quella necessaria attenzione a non perdere il legame con i sapori originali, pur concedendosi, quando necessario, qualche rivisitazione capace di incontrare i gusti contemporanei.

Il risultato è una proposta ampia e diversa ogni sera, che permette al pubblico di scoprire una parte sempre nuova del patrimonio gastronomico umbro. (Continua dopo la foto)

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La terra prima della tavola

Se il cibo è il cuore della Rassegna, la terra ne è l’origine. E proprio per questo assume particolare importanza la valorizzazione delle produzioni locali e il rapporto con Coldiretti e Campagna Amica.

Parlare di cucina tradizionale significa infatti parlare inevitabilmente di agricoltura. Dietro un piatto ci sono campi, orti, allevamenti, produttori, stagioni e lavoro quotidiano. La qualità della cucina nasce dalla qualità delle materie prime e dalla possibilità di conoscere la loro provenienza.

La presenza e la filosofia di Campagna Amica rafforzano proprio questo messaggio: accorciare la distanza tra produttore e consumatore, valorizzare la filiera corta, sostenere l’agricoltura del territorio e dare al cibo un valore che va oltre quello puramente commerciale.

Alla Rassegna questo principio trova una traduzione concreta nella scelta di privilegiare prodotti freschi, genuini e legati al territorio, dalle verdure ai legumi, dalle produzioni agricole alle altre eccellenze che caratterizzano la cucina umbra.

È una scelta importante soprattutto oggi, quando sempre più persone vogliono sapere non soltanto cosa mangiano, ma anche da dove arriva ciò che mangiano.

Il chilometro zero, la stagionalità e la filiera corta non sono quindi soltanto parole di moda. Sono elementi che appartengono da sempre alla cucina tradizionale.

Le nostre nonne non parlavano di sostenibilità, ma cucinavano quello che offriva la stagione. Non parlavano di filiera corta, ma utilizzavano ciò che arrivava dai campi vicini. Non parlavano di prodotti a chilometro zero, ma conoscevano personalmente chi coltivava la terra. La Rassegna recupera proprio questa consapevolezza e la porta nel presente. (Continua dopo la foto)

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Il valore dei prodotti umbri

In questo senso, gli Antichi Sapori diventano anche una vetrina delle eccellenze agricole e alimentari dell’Umbria.

L’olio extravergine di oliva, i legumi, il tartufo, le verdure, le carni e gli altri prodotti del territorio rappresentano un patrimonio che merita di essere conosciuto e valorizzato.

Il cibo diventa così un biglietto da visita. Quando un visitatore assaggia un piatto preparato con prodotti locali, non incontra soltanto una ricetta: incontra una parte del paesaggio, della storia agricola e della cultura del territorio.

È questa una delle grandi intuizioni degli Antichi Sapori: fare promozione turistica anche attraverso la tavola. E farlo senza costruire artificialmente una tradizione, ma mettendo in evidenza ciò che già esiste. Persone, volontari, prodotti, ricette e competenze che appartengono realmente alla comunità.

Anche il modo di servire contribuisce a creare questa atmosfera. Piatti e tegamini di coccio e posate di metallo riportano alla memoria la tavola di un tempo e completano un’esperienza nella quale anche i dettagli hanno un significato.

I mostaccioli di Frate Jacopa

Tra le storie più affascinanti che accompagnano la tradizione gastronomica francescana nell’anno dell’Ottocentenario Francescano ci sono i mostaccioli di Frate Jacopa.

Sono biscotti preparati con mosto, mandorle e miele e legati alla figura di Jacopa de’ Settesoli, la nobildonna romana alla quale Francesco era particolarmente affezionato e che chiamava affettuosamente “Frate Jacopa”.

La tradizione racconta che fosse lei a preparare questi dolci per il Santo e che Francesco li avesse desiderati anche negli ultimi giorni della sua vita.

È una storia che permette di capire come il cibo possa diventare qualcosa di molto più grande di una semplice preparazione gastronomica. Dentro quei pochi ingredienti c’è un rapporto umano, c’è la devozione, c’è la memoria di Francesco e c’è una tradizione che è arrivata fino ai nostri giorni.

Il mostacciolo diventa così un piccolo simbolo di quella cucina antica nella quale la semplicità non era sinonimo di povertà di gusto, ma capacità di valorizzare ciò che si aveva a disposizione. (Continua dopo la foto)

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Rivotorto, una delle radici della storia francescana

Il legame tra la Rassegna e la storia di Francesco assume quest’anno un significato ancora più forte.

Il 2026 è infatti l’anno dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco, e Rivotorto occupa un posto particolare nel grande racconto francescano. Qui il giovane Francesco e i suoi primi compagni trovarono rifugio nel Sacro Tugurio, una povera dimora che è diventata uno dei simboli delle origini del movimento francescano.

Nelle campagne di Rivotorto la tradizione colloca inoltre l’incontro con il lebbroso, uno degli episodi destinati a cambiare radicalmente la vita di Francesco e a orientarlo verso una scelta di vicinanza agli ultimi. È qui che la storia della Rassegna si incontra con quella del territorio.

Da una parte ci sono le ricette, i prodotti della terra e le tradizioni gastronomiche. Dall’altra ci sono il Tugurio, il Rivo, i luoghi della prima fraternità e la memoria di Francesco. Due patrimoni diversi ma profondamente legati allo stesso territorio.

Il Punto Francescano: un filo tra Assisi e Betlemme

Tra le iniziative culturali che arricchiscono questa edizione c’è anche la mostra “Assisi e Betlemme, unite da un filo”, realizzata dall’Accademia del Punto Assisi.

È un appuntamento che porta all’interno della Rassegna un’altra importante espressione della tradizione locale: il Punto Assisi, conosciuto anche come ricamo francescano.

Il percorso espositivo mette in dialogo il ricamo assisano con il Tatreez palestinese, antica tradizione di ricamo della Palestina.

Il risultato è un confronto particolarmente suggestivo tra due culture e due patrimoni artigianali, accomunati dalla capacità di raccontare identità e memoria attraverso il lavoro delle mani.

Il titolo della mostra è già un’immagine potente: un filo che unisce Assisi e Betlemme. Un filo reale, quello del ricamo, ma anche simbolico. Perché attraverso l’artigianato si possono creare ponti tra culture, territori e persone.

Il Punto Assisi diventa così non soltanto una tecnica da ammirare, ma una testimonianza della storia artigianale di Assisi e un patrimonio da trasmettere alle nuove generazioni.

Durante la Rassegna sono previste anche dimostrazioni dell’arte del ricamo, per permettere al pubblico di vedere direttamente la precisione, la pazienza e la manualità necessarie per realizzare questi lavori.

È un altro modo di raccontare gli “antichi sapori”. Perché gli antichi saperi non sono soltanto quelli che riguardano la cucina. Sono anche quelli delle mani. (Continua dopo la foto)

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Le passeggiate francescane

E la storia di Rivotorto può essere scoperta anche camminando. Durante la Rassegna sono state organizzate passeggiate con esperti del luogo alla scoperta dei siti francescani.

Gli appuntamenti del 18, 19, 20, 21 e 22 agosto permettono ai partecipanti di visitare a piedi il Santuario del Sacro Tugurio, il Chiostro, il Rivo e gli altri luoghi legati alla storia di Francesco.

Un’iniziativa che arricchisce la Rassegna e che permette di guardare il territorio con occhi diversi. Prima di sedersi a tavola o dopo aver gustato una cena, il visitatore può così entrare nella storia.

Può camminare negli stessi luoghi nei quali, otto secoli fa, si muovevano Francesco e i suoi primi compagni. È un turismo lento, fatto di ascolto e conoscenza, che si sposa perfettamente con lo spirito della manifestazione. (Continua dopo la foto)

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La festa è soprattutto delle persone

Ma il vero motore degli Antichi Sapori sono le persone. Il successo di questi primi giorni è anche il risultato del lavoro di una grande squadra di volontari.

Ci sono i cuochi, chi prepara le materie prime, chi serve ai tavoli, chi accoglie il pubblico, chi si occupa della musica, dell’organizzazione e di tutto ciò che accade dietro le quinte.

E ci sono i giovani, protagonisti di un passaggio generazionale fondamentale. Sono loro – tutti per spirito di volontariato – che contribuiscono a fare in modo che una manifestazione nata nel 1988 non appartenga soltanto alla memoria di chi c’era allora, ma continui a essere una festa contemporanea.

È questa la vera forza di una tradizione. Non essere ripetuta automaticamente, ma essere scelta e vissuta dalle nuove generazioni.

Musica, convivialità e Assisi sullo sfondo

Gli Antichi Sapori sono naturalmente anche divertimento. Le serate sono accompagnate dalla musica, dal ballo e da momenti di intrattenimento che completano l’offerta gastronomica.

La manifestazione diventa così uno spazio nel quale mangiare, ascoltare musica, incontrare amici e trascorrere una serata in compagnia.

E poi c’è lo scenario di Assisi. Quando arriva la sera e le luci si accendono, il paesaggio assisano contribuisce a rendere l’atmosfera ancora più suggestiva.

È una delle caratteristiche che rendono la Rassegna difficile da replicare altrove: il rapporto diretto tra festa, territorio e patrimonio storico. (Continua dopo la foto)

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La solidarietà

Accanto alla gastronomia e alla cultura c’è poi la solidarietà. Anche quest’anno la Rassegna ha mantenuto una forte attenzione alle iniziative benefiche, a partire dalla Cena della Solidarietà, destinata a sostenere realtà importanti del territorio, tra cui la Caritas parrocchiale e l’Istituto Serafico di Assisi.

È un elemento che completa il significato della manifestazione. Perché stare insieme a tavola significa anche condividere. E condividere è uno dei valori che più profondamente appartengono alla storia francescana. (Continua dopo la foto)

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Una tradizione che guarda avanti

Il successo della 37ª Rassegna degli Antichi Sapori, che andrà avanti fino al 23 agosto in questa edizione 2026, dimostra che una tradizione può essere antica e, allo stesso tempo, straordinariamente contemporanea.

Lo è quando valorizza i produttori e l’agricoltura locale. Lo è quando collabora con realtà come Coldiretti e Campagna Amica per riportare l’attenzione sulla qualità, sulla provenienza e sulla filiera corta.

Lo è quando recupera ricette che rischiavano di scomparire. Lo è quando porta i giovani dentro l’organizzazione. Lo è quando affianca alla cucina una mostra sul Punto Francescano, un percorso nei luoghi di Francesco, la musica e la solidarietà.

E lo è soprattutto quando riesce a trasformare tutto questo in una grande festa popolare. A Rivotorto, in questi giorni, non si celebra semplicemente il passato.

Si dimostra che il passato può ancora essere una risorsa per costruire il futuro. Una ricetta tramandata, un prodotto coltivato nel territorio, un ricamo realizzato a mano, una storia raccontata davanti al Tugurio, un giovane volontario dietro un tavolo: sono tutti fili dello stesso tessuto.

Quello dell’identità. Ed è proprio questa identità che la 37ª Rassegna degli Antichi Sapori sta mettendo in mostra, sera dopo sera, con una partecipazione che conferma la bontà di una scelta compiuta quasi quarant’anni fa.

A Rivotorto il cibo non è soltanto cibo. È memoria, è territorio, è agricoltura, è cultura, è incontro. E soprattutto è comunità. Una comunità che ancora una volta ha scelto di ritrovarsi attorno alla propria tavola, alle proprie radici e alla propria storia.

Foto: Mauro Berti ©️BN COM


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