Imprese, l’Umbria torna a crescere ma resta in coda: artigianato in ripresa, pesa il calo annuo
Tra aprile e giugno saldo positivo di 347 aziende e ritorno al segno più anche per l'artigianato. Ma su base annua la regione perde oltre 1.100 imprese ed è terzultima in Italia per tasso di crescita
Tre mesi di primavera, aprile-giugno, hanno rimesso il segno più davanti alla demografia d’impresa dell’Umbria, senza cancellarne la debolezza di fondo. Tra aprile e giugno il Registro delle imprese ha contato 1.055 iscrizioni e 708 cessazioni: il saldo è di 347 attività e porta lo stock regionale a 89.186 imprese. Il tasso di crescita trimestrale, pari allo 0,39%, colloca però l’Umbria al terzultimo posto tra le regioni italiane, davanti soltanto alla Sicilia (+0,36%) e alla Basilicata (+0,30%). La media nazionale è dello 0,56%. Il Centro, che con lo 0,64% è la macroarea più dinamica del Paese, viaggia ancora più veloce: Lazio +0,73%, Toscana +0,60% e Marche +0,51%.
Sul piano nazionale, il secondo trimestre si chiude con 32.709 imprese in più, frutto di 83.169 iscrizioni e 50.460 cessazioni, al netto delle cancellazioni d’ufficio. Lo stock complessivo raggiunge 5.823.863 attività. La crescita è sostenuta soprattutto dai servizi e dalle costruzioni, mentre manifattura e agricoltura avanzano molto più lentamente. I dati emergono da Movimprese, l’analisi statistica trimestrale realizzata da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio. La rilevazione segue la natalità e la mortalità delle aziende attraverso iscrizioni, cessazioni, saldi, tassi di crescita e consistenza degli stock, con confronti territoriali, settoriali e per forma giuridica.
Il segno più della primavera non basta a rovesciare il bilancio dei dodici mesi. Tra il secondo trimestre 2025 e lo stesso periodo del 2026 l’Umbria perde 1.122 imprese, pari all’1,2% dello stock. La contrazione è leggermente più forte di quella nazionale, pari all’1%. Il saldo positivo di aprile-giugno non ha ancora riassorbito il terreno perduto nei dodici mesi. La geografia interna presenta due velocità. Terni registra 283 iscrizioni e 177 cessazioni, con 106 imprese in più e un tasso di crescita dello 0,50%, vicino alla media italiana. Perugia aggiunge più attività in valore assoluto — 241, risultato di 772 aperture e 531 chiusure — ma cresce dello 0,35%. La provincia ternana mostra quindi il passo relativo più sostenuto; quella perugina produce il contributo numerico maggiore al saldo regionale.
La novità del trimestre arriva dall’artigianato. Dopo anni di riduzione strutturale, le imprese artigiane umbre aumentano di 55 unità: 298 iscrizioni, 243 cessazioni e un tasso di crescita dello 0,29%. Il risultato resta sotto lo 0,43% italiano e, nel Centro, è inferiore a Lazio, Marche e Toscana. Riporta tuttavia il comparto in territorio positivo nel trimestre. Anche qui Terni fa meglio in termini relativi: +0,33%, con 81 iscrizioni, 66 cessazioni e 15 attività in più. Perugia cresce dello 0,27%, grazie a 217 iscrizioni e 177 cessazioni, per un saldo di 40 imprese. Il confronto annuale rimane negativo: tra giugno 2025 e giugno 2026 l’Umbria perde 447 imprese artigiane. Le prossime rilevazioni diranno se il recupero apre una fase di stabilizzazione o resta un movimento congiunturale.
Intanto cambia il profilo stesso dell’artigiano. La cassetta degli attrezzi non scompare, ma convive con lo smartphone, i software, i servizi alla persona e la produzione su misura. Tra il 2022 e il 2024, in Italia, gli estetisti sono aumentati del 7,7%, i tassisti del 5,8% e gli specialisti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) del 5,4%. Nello stesso periodo sono diminuiti i falegnami del 7,1%, gli imbianchini dell’8,5% e i trasportatori dell’1,7%. In Umbria la trasformazione procede con ritmi meno uniformi. Gli artigiani estetisti sono passati da 579 a 615 (+6,2%), i tassisti da 78 a 80 (+2,6%) e i serramentisti da 281 a 312 (+11%). Sono invece diminuiti i falegnami, da 279 a 263 (-5,7%), e gli elettricisti, da 862 a 820 (-4,9%). I trasportatori umbri si muovono in controtendenza rispetto al dato nazionale, con un incremento del 5,1%.
La trasformazione riguarda anche la struttura giuridica. Nel secondo trimestre le società di capitali aumentano di 270 unità; nel confronto annuale l’incremento è di 637. Le società di capitali — tra cui le società per azioni (S.p.A.), le società a responsabilità limitata (S.r.l.) e le cooperative — rappresentano il 29,53% delle imprese umbre: la quota più alta della serie regionale. Nel 2016 erano il 22,16%; la media italiana è oggi al 34,2%.
Nello stesso confronto annuale sono scomparse 1.341 imprese individuali. Restano comunque la forma più diffusa, con il 48,93% del totale regionale, una quota vicina al 49,31% nazionale. Il tessuto produttivo umbro si sposta così, con gradualità, verso organizzazioni più strutturate, mentre diminuisce il peso delle attività intestate a una sola persona. La serie completa di Movimprese è disponibile sul sito di InfoCamere e può essere consultata attraverso la dashboard interattiva dedicata: www.infocamere.it/movimprese.
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