
È polemica a Perugia sulla campagna di affissione pubblica promossa dalla Cooperativa Densa e nata da un laboratorio con adolescenti. I manifesti, diffusi in diversi spazi cittadini e anche sui display luminosi del Minimetrò, compresa la stazione del Pincetto, riportano frasi raccolte durante gli incontri con i giovani sul tema della sicurezza, delle istituzioni e del rapporto con le forze dell’ordine.
Come riporta il Corriere dell’Umbria, alcuni messaggi hanno acceso il dibattito per i contenuti ritenuti critici verso le persone in divisa. Tra le frasi pubblicate: “Quando incontro una persona in divisa paura, non so perché paura”, “Le persone in divisa sono tutte raccomandate” e “I poliziotti me li sono ritrovati a casa. Sono venuti perché non stavo bene e mi hanno trattato male. Come a dire ‘la colpa è tua’”.
La Cooperativa ha precisato che si tratta di testimonianze personali emerse durante il laboratorio e non di giudizi generali sulle forze dell’ordine. A contestare l’iniziativa è stato il sottosegretario all’Interno e coordinatore umbro di Fratelli d’Italia Emanuele Prisco, che sui social ha criticato la presenza dei messaggi negli spazi pubblici, difendendo il ruolo delle forze dell’ordine come garanti di sicurezza e libertà.
Sulla stessa linea l’ex assessore Luca Merli, che ha messo in dubbio l’opportunità della campagna e chiesto quale messaggio educativo intendesse trasmettere, sollevando anche interrogativi sui controlli preventivi sui contenuti diffusi. Il consigliere comunale Nicola Volpi ha definito i messaggi “ambigui e inappropriati”, richiamando l’attenzione sul fatto che il Minimetrò sia frequentato anche da molti giovani e minorenni e chiedendo chiarimenti sui criteri di selezione dei contenuti.
Il consigliere comunale delegato alla sicurezza Antonio Donato ha invece chiarito che la campagna è stata promossa da un soggetto privato e non dal Comune. L’amministrazione, ha spiegato, non interverrà con rimozioni o provvedimenti, ribadendo comunque la vicinanza alle forze dell’ordine e la necessità di rafforzare il rapporto tra giovani, cittadini e istituzioni. La vicenda apre un confronto sul confine tra diritto di esprimere esperienze personali e responsabilità nella diffusione di messaggi negli spazi pubblici.
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