Miracoli ad Assisi: Pastorelli riappare, richiama l’opposizione e guarda (non troppo) lontano da Proietti
Il dissenso nella città Serafica e in Regione diventa un problema morale, e la Presidente (in un post) si “affida” al Vangelo

(Stefano Berti) C’è chi in politica fa carriera, e chi invece compie pellegrinaggi. Ve lo ricordate Stefano Pastorelli? Ex consigliere regionale e un percorso fatto di tappe (lunghe), conversioni e riposizionamenti: Lega, Forza Italia, la discesa in campo solitaria, l’appoggio al centrodestra ad Assisi, l’esclusione, e infine l’approdo – sembra oggi convinto e devoto – nell’orbita della presidente Proietti. Insomma più che una biografia politica, un itinerario spirituale.
L’ultimo intervento pubblico dell’ex consigliere regionale – via social – è un esercizio di stile editoriale che parte dal cielo per arrivare dritto in Consiglio comunale. San Francesco, gli 800 anni, Carlo Acutis, il mondo che guarda ad Assisi: tutto vero, tutto alto, tutto nobile. Poi però la discesa rapida nella realtà, dove il problema non sarebbe – per lui – chi governa, ma chi osa fare opposizione. Un’opposizione – quella di oggi – dipinta come “rumorosa, inconcludente, teatrale, colpevole di disturbare l’armonia istituzionale con urla, proclami e minacce di ricorsi”.
Il messaggio è chiaro: l’opposizione – per Stefano Parstorelli – va bene solo se è silenziosa, composta, possibilmente invisibile. Costruttiva sì, ma senza costruire troppo; critica sì, ma con moderazione liturgica. In fondo, chi governa non va disturbato mentre governa.
Colpisce il tempismo della presa di posizione: Pastorelli scopre oggi, da “cittadino con una lunga storia nel centrodestra”, che il vero danno ad Assisi non viene da chi amministra, ma da chi contesta. Una rivelazione tardiva, ma evidentemente folgorante.
E a completare il quadro arriva la presidente Proietti, che sceglie un registro ancora più elevato: non la politica, bensì il Vangelo. Alle accuse risponde – sempre via social, oggi sempre più in voga – con le Beatitudini, trasformando la critica amministrativa in persecuzione evangelica. Chi contesta sembra diventare automaticamente così un calunniatore, chi governa un profeta incompreso. La dialettica democratica si sublima così in questione teologica.
Il risultato è una scena surreale: da una parte l’ex centrodestra che ammonisce il centrodestra per eccesso di opposizione; dall’altra una presidente che si difende citando Matteo. Nel mezzo, Assisi, e l’Umbria, che avrebbero bisogno di risposte concrete, scelte chiare e confronto politico vero, non di omelie incrociate.
Il problema è davvero solo il “teatrino” dell’opposizione? E la tendenza crescente a scambiare il dissenso per scandalo e la critica per peccato? Assisi – e l’Umbria – meriterebbero una politica adulta, non un catechismo istituzionale. E soprattutto meriterebbero amministratori e commentatori che restino con i piedi per terra, anche quando lo sguardo è rivolto al cielo.
(Foto di archivio)
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