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Dalla costa della Mauritania fino alle foci dell’Amazzonia: terminata l’avventura di Lorenzo Barone

Barone ha attraversato l’Atlantico a remi, un’impresa estrema in solitaria

Dalla costa della Mauritania fino alle foci dell’Amazzonia, sospinto solo dai venti, dalle correnti e dalla propria determinazione. Lorenzo Barone, avventuriero umbro, ha concluso la sua prima traversata oceanica in solitaria a bordo di una piccola barca a remi, portando a termine un’impresa estrema che unisce resistenza fisica, preparazione mentale e capacità di adattamento.

«L’acqua dell’Oceano Atlantico è passata sotto e sopra di me, dalla prima all’ultima goccia», racconta Barone. «I miei piedi hanno lasciato l’ultima impronta sulla costa africana e ora proseguiranno nella terra fangosa dell’Amazzonia». Un passaggio simbolico che segna la fine di un viaggio iniziato con più domande che certezze.

Paradossalmente, Barone non si è mai considerato un uomo di mare. Prima di questa impresa, la sua esperienza nautica si limitava a due giorni nel Mediterraneo. Eppure, dopo oltre un anno di preparazione, aveva compreso che la chiave non stava nel controllo totale, ma nell’affidarsi alle forze naturali: i venti e le onde dominanti, gli stessi che ogni anno trasportano milioni di tonnellate di polvere sahariana dall’Africa alle Americhe.

Partire significava non poter tornare indietro. «Non volevo solo riuscirci», spiega, «volevo riuscirci vivo».

La traversata, però, non ha seguito un copione ideale. Durante una notte la barca si è ribaltata imbarcando acqua, un pannello solare si è rotto, il dissalatore elettrico ha iniziato a perdere costringendolo a usare quello manuale. La nausea lo ha accompagnato per tre settimane, indebolendolo fisicamente. Per recuperare energie, Barone ha adattato un piccolo telo – già usato come ombra nel deserto del Ciad – fissandolo con dei cordini per proteggersi dal sole e resistere soprattutto durante le lunghe derive notturne.

Anche una volta avvistata l’America del Sud, le difficoltà non sono terminate. Le correnti generate dalle enormi masse d’acqua rilasciate dal Rio delle Amazzoni, in piena stagione delle piogge, lo hanno fatto “danzare” per centinaia di chilometri lungo la costa. A soli 15 chilometri dall’arrivo ha rischiato il naufragio, spinto verso gli scogli da una violenta corrente di marea e minacciato dai bassissimi fondali che avrebbero potuto danneggiare la barca. Solo l’aiuto di alcuni pescatori locali gli ha permesso di risalire il fiume e raggiungere il piccolo porto che segna la conclusione della sua esperienza oceanica.

«Mi sono dovuto adattare», conclude Barone. «Ed è questo il cuore dell’avventura e, in fondo, della vita: iniziare un percorso con tante domande e trovare le risposte strada facendo, accumulando esperienza attraverso l’ignoto».


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