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Postignano protagonista in un volume internazionale sull’architettura in pietra

Il borgo umbro, restaurato dopo terremoti e abbandono, apre “The Stone in Mediterranean Architecture” come esempio di rigenerazione e resilienza

L’architettura umbra trova spazio in un bilancio culturale e scientifico che supera i confini regionali. Quest’anno ha visto l’uscita di una pubblicazione internazionale di rilievo, The Stone in Mediterranean Architecture, che apre la propria riflessione con un caso di studio profondamente legato al territorio umbro: Postignano, piccolo borgo nel comune di Sellano in provincia di Perugia.

Si tratta di una pubblicazione che raccoglie contributi di circa quaranta esperti internazionali, con un comitato scientifico composto da studiosi provenienti da varie parti del mondo, tra cui USA, Egitto, Giordania e Italia, a conferma del respiro globale dell’iniziativa.

Il primo articolo scelto per aprire il volume internazionale è dedicato proprio a Postignano, analizzata insieme a un borgo storico ligure, e porta le autorevoli firme italiane di Alessio Proietti (La Sapienza, Roma) e Giovanna Lucia Piangiamore (INGV, Lerici). Il contributo intreccia architettura, territorio e scienza dei terremoti, offrendo una lettura attuale dei processi di rigenerazione dei centri storici.

Nel saggio “Rubble, Stone, Architecture: Places of Rebirth. The Cases of Colletta and Postignano (Italy)”, Postignano viene presentata come un esempio emblematico di come l’architettura tradizionale in pietra possa diventare motore di rigenerazione materiale e culturale.

Postignano, borgo fortificato medievale costruito tra il IX e il XIII secolo, fu completamente abbandonato nel 1966 a seguito di una frana che rese molte abitazioni inagibili. Nei decenni successivi il borgo rimase deserto, aggravando lo stato di degrado, fino a quando nel 1992 gli architetti Gennaro Matacena e Matteo Scaramella lo riscoprirono e ne acquistarono gli edifici per dare nuova vita al piccolo centro.

Il borgo fu ulteriormente colpito dal terremoto Umbria-Marche nel settembre 1997, che danneggiò gravemente gli edifici già fragili, causando nuovi crolli.

Il restauro, realizzato prevalentemente tra il 2007 e il 2013, ha rispettato l’aspetto originale del borgo, confermando la divisione storica in sessanta unità residenziali. Le strutture crollate sono state ricostruite con le pietre recuperate, secondo un approccio filologico e antisismico. Alcuni edifici sono stati destinati a mostre permanenti o temporanee, ristorazione e attività culturali, mentre circa cinquanta unità sono tornate a uso residenziale o turistico diffuso. Anche la Chiesa di San Lorenzo ha beneficiato di restauri, con il recupero di affreschi risalenti al XVII secolo scoperti dopo il terremoto del 1997. Grazie a questi interventi, Postignano ha dimostrato resilienza agli eventi sismici successivi, come quello del 2016.

Il volume The Stone in Mediterranean Architecture, che ospita questo contributo in apertura, è curato dai professori Ali Abu Ghanimeh (Università di Giordania) e Olivia Longo (Università di Brescia) ed è promosso dal Forum of Mediterranean Architects. Con oltre duecentosettanta pagine e una selezione di autori di rilievo, il libro si propone come un prezioso contributo per la ricerca scientifica sull’architettura in pietra.

Che ad aprire questa pubblicazione sia proprio Postignano non è solo motivo di orgoglio locale, ma il riconoscimento di un’esperienza umbra capace di parlare oltre ai confini: un luogo dove la pietra racconta non solo il passato, ma anche una possibile visione di futuro.

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