
Il cielo stellato dell’Alto Tevere diventa la foto astronomica del giorno per la Nasa. L’immagine catturata dal telescopio di Francesco Radici, 43 anni, tifernate, bancario con la passione per l’astrofotografia, sta facendo il giro del mondo. È stata pubblicata sul sito della Nasa come Apod (Astronomy picture of the day). Un riconoscimento prestigiosissimo, a livello internazionale, nel campo dell’astrofotografia. Questa la didascalia: “Alla deriva vicino alla nostra galassia, la Via Lattea, queste nubi molecolari polverose sembrano tendere una mano su scala cosmica. Parte di un complesso locale di nubi interstellari di formazione stellare, includono LDN 1358, 1357 e 1355 dal Lynds Dark Nebulae dell’astronomo americano Beverly Lynds risalente al 1962. Queste nebulose sono un obiettivo impegnativo per gli astro-fotografi,trovandosi a quasi 3.000 anni luce di distanza, verso i ricchi campi stellari della costellazione settentrionale di Cassiopea”. (Continua dopo lo scatto)
Come spiega SkyTG24, la foto premiata, che ritrae la nebulosa oscura Ldn 1355, detta Helping Hand Nebula, nella costellazione di Cassiopea, distante circa 3.000 anni luce da noi, è frutto di 20 ore di riprese effettuate durante le notti del 31 ottobre e 1 novembre scorso, dalle campagne altotiberine, nei dintorni di Pietralunga, in cerca di un cielo sufficientemente buio (sempre più raro da trovare, per colpa del crescente inquinamento luminoso dovuto all’eccesso di illuminazione pubblica e privata), che ha permesso di riprendere questo soggetto, particolarmente ostico data la sua tenue luminosità.
“La soddisfazione è stata tanta –dice Francesco Radici – si tratta infatti del coronamento di un percorso complesso e non privo di difficoltà, cominciato 5 anni fa, quando mi sono appassionato a questa particolare branca della fotografia, ed ho comprato la mia prima attrezzatura dedicata. La fotografia astronomica, sebbene resa più accessibile di un tempo dalle tecnologie digitali, necessita di una preparazione accurata che parte dalla scelta del soggetto, dell’inquadratura, dalla predisposizione e ottimizzazione dell’attrezzatura, prosegue con le riprese vere e proprie che possono protrarsi per diverse notti all’aperto, come in questo caso, passate spesso in auto a ripararsi dal freddo e dall’umidità invernale, e termina con l’elaborazione finale con software specifici che permettono di “staccare” il soggetto ripreso dal fondo cielo, evidenziarne i contrasti e i colori e renderlo in maniera esteticamente accurata e piacevole. Inutile dire che tutte le fasi comportano studio, dedizione e sacrificio se si vogliono raggiungere risultati degni di nota, e oltre alle soddisfazioni, non mancano cocenti delusioni quando le cose non vanno come previsto per problemi tecnici o di meteo avverso, ad esempio. Ma quasi sempre la soddisfazione nel vedere il risultato dei propri sacrifici, fa dimenticare tutta la fatica e le arrabbiature.”
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