Imprese umbre e intelligenza artificiale, una su cinque l’ha già adottata: cresce la sfida digitale
L’indagine del Punto Impresa Digitale della Camera di Commercio su 177 aziende: il 34,5% programma investimenti, mentre il 47,5% non prevede di introdurre l’IA nel breve periodo. Le startup innovative passano da 21 a 170 in meno di quattro anni

Nelle 177 imprese umbre esaminate dal Punto Impresa Digitale della Camera di Commercio nel 2025–2026, il 18,1% utilizza già l’intelligenza artificiale, il 34,5% programma investimenti e il 47,5% non prevede di adottarla a breve. I big data sono operativi nel 29,4% del campione. L’Umbria supera la media italiana nell’analisi dei dati e nel cloud avanzato, ma resta indietro di sei punti nella digitalizzazione complessiva. Il Pid interviene con diagnosi gratuite, formazione e orientamento alle imprese. Intanto le startup innovative umbre sono passate da 21 a 170 in meno di quattro anni.
Trentadue imprese hanno già messo al lavoro l’intelligenza artificiale. Sessantuno intendono investirvi nei prossimi tre anni. Ottantaquattro non la usano e non prevedono di introdurla nel breve-medio periodo. Non sono proiezioni sull’intera economia regionale: sono le risposte di 177 aziende umbre esaminate nel 2025 e nel 2026 dal Punto Impresa Digitale (Pid) della Camera di Commercio dell’Umbria. La differenza fra i tre gruppi racconta meglio di molti slogan il problema che oggi si presenta agli imprenditori: capire non soltanto quale tecnologia esista, ma quale possa servire davvero alla propria attività.
È su questo terreno che lavora il Pid. Con Zoom 4.0, un assessment guidato e gratuito, con i Digital Promoter esaminano insieme alle imprese gli strumenti disponibili, il modo in cui circolano le informazioni e le attività che potrebbero essere migliorate. Al termine della valutazione l’azienda riceve un quadro della propria maturità digitale e indicazioni sulle possibili direzioni di sviluppo. Il servizio non vende soluzioni tecnologiche: aiuta a riconoscere bisogni, priorità e competenze mancanti, soprattutto nelle realtà troppo piccole per avere specialisti interni.
“La prima domanda non dovrebbe essere quale programma comprare, ma quale problema aziendale risolvere”, osserva Federico Sisti, segretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria. “Se gli ordini vengono trascritti più volte, se il magazzino non dialoga con l’amministrazione o se i dati non vengono utilizzati per decidere, la tecnologia può aiutare. Ma occorre partire da una diagnosi, non da una moda. È il senso del lavoro che svolgiamo attraverso il Pid”.
Il quadro Istat 2025 rende ancora più interessante il lavoro di diagnosi. Fra le imprese umbre con almeno dieci addetti, il 46% utilizza l’analisi dei dati, contro il 42,7% italiano. Il 70,3% ricorre a servizi cloud intermedi o avanzati, a fronte del 68,1% nazionale. Eppure soltanto il 73,8% raggiunge un’intensità digitale almeno di base: sei punti meno dell’Italia (79,8%) e quasi sette meno della Toscana (80,7%). Le Marche sono al 67,1%. Anche i sistemi gestionali integrati, che collegano funzioni e informazioni aziendali, risultano meno diffusi in Umbria: 44,5% contro il 49,5% italiano.
Le percentuali misurano aspetti differenti, ma lette insieme pongono una domanda precisa: che cosa accade dopo l’acquisto di una tecnologia? Un’impresa può usare il cloud per archiviare documenti senza collegarlo alle vendite, oppure raccogliere molti dati senza trasformarli in informazioni utili alla produzione. “Il ritardo non si colma contando i software installati”, insiste Sisti. “Si colma quando le informazioni arrivano a chi deve prendere decisioni, le persone sono formate e gli strumenti si inseriscono nel lavoro quotidiano. Un artigiano, un albergo e un’azienda metalmeccanica non possono ricevere lo stesso consiglio”.
Nei 177 assessment Zoom 4.0, l’intelligenza artificiale risulta già operativa in 32 aziende, il 18,1%; altre 61, pari al 34,5%, prevedono investimenti nel triennio. I big data, cioè strumenti per analizzare grandi quantità di informazioni, sono operativi in 52 imprese, il 29,4%. Altre 57 ne stanno valutando l’introduzione. Il campione comprende 132 aziende della provincia di Perugia e 45 di quella di Terni. Sono partecipanti volontari: queste quote non vanno confuse con quelle Istat, che riguardano una popolazione e un metodo di rilevazione differenti.
Gli assessment offrono anche un indizio sul rapporto fra innovazione e organizzazione. Le aziende con intelligenza artificiale già operativa hanno un punteggio medio di maturità digitale di 2,90 su una scala da zero a cinque; quelle che progettano di adottarla si fermano a 2,80, quelle che non la utilizzano a 2,60. Non significa che sia l’IA, da sola, a far crescere il punteggio. Suggerisce piuttosto che le imprese già più attrezzate sul piano digitale siano anche più pronte a utilizzare tecnologie complesse.
“Sarebbe un errore misurare il successo del digitale soltanto dal numero di aziende che dichiarano di usare l’intelligenza artificiale”, sottolinea Sisti. “Per alcune il primo intervento utile riguarda la sicurezza dei dati; per altre la gestione dei clienti, degli ordini o del personale. Il nostro compito è aiutare ciascuna a scegliere un percorso sostenibile. Anche evitare un investimento sbagliato è un risultato importante”.
La valutazione guidata si inserisce in una rete di servizi camerali: Selfi 4.0 permette una prima autovalutazione, mentre le iniziative del Pid comprendono formazione, sensibilizzazione sui rischi informatici e orientamento verso competenze e strutture specializzate. È un’assistenza che affianca, senza confondersi con essi, i contributi previsti dai bandi per la doppia transizione digitale ed ecologica. Prima di chiedere un incentivo, del resto, un’impresa deve sapere che cosa intende cambiare e perché.
Un altro indicatore dell’innovazione regionale arriva dal Registro delle imprese. In Umbria le startup innovative attive e senza procedure concorsuali sono passate da 21 a fine 2022 a 170 al primo ottobre 2026, con una crescita di circa il 710%. Molto più contenuta l’evoluzione delle piccole e medie imprese innovative, salite da 49 a 50. Le due categorie contano complessivamente 220 imprese. Numeri che raccontano una forte espansione delle nuove iniziative innovative, mentre resta centrale la necessità di accompagnare nella trasformazione digitale anche le imprese tradizionali, alle quali si rivolge il lavoro di diagnosi e orientamento del Pid.
Su scala nazionale, Unioncamere e Dintec hanno rilevato, attraverso oltre 20mila autovalutazioni Selfi 4.0, un aumento della quota di aziende partecipanti che utilizzano l’intelligenza artificiale dal 13,1% del 2024 al 19,5% del 2025. Il confronto diretto con gli Zoom umbri sarebbe improprio, perché gli strumenti sono diversi. Entrambe le rilevazioni richiamano però l’attenzione su quanto contino maturità organizzativa e competenze nell’adozione delle nuove tecnologie.
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