Aurelio De Felice, dall’Umbria a Parigi: a San Gemini la mostra dedicata allo scultore
Tra scultura, pittura e grafica, Palazzo Vecchio e la Sala Culturale di Stazioni di Posta raccontano il percorso artistico e culturale di uno dei protagonisti umbri del Novecento, attraverso opere proprie e della sua prestigiosa collezione parigina

L’Ente Giostra dell’Arme di San Gemini presenta la mostra “Aurelio De Felice et ses amis à Paris et en Italie”, rinnovando la tradizione delle mostre d’arte promosse annualmente sotto la direzione di Piero Zannori.
Dopo la presentazione di importanti protagonisti del Novecento come Burri, Dottori, Greco, Leoncillo e De Gregorio, Notari, quest’anno la scelta è caduta su Aurelio De Felice, scultore e uomo di cultura di larga fama europea, artista dalla personalità originale e dalla lunga e intensa vicenda creativa, capace di muoversi tra la tradizione plastica italiana e le più vive istanze della modernità. Dalla natia Umbria a Roma, fino alla Parigi del secondo dopoguerra, De Felice intrecciò la propria ricerca con quella di alcuni dei maggiori protagonisti dell’arte internazionale, elaborando un linguaggio profondamente personale, nel quale memoria, arcaicità, tensione spirituale e sperimentazione formale si fondono in una concezione della scultura intesa come incessante ricerca sull’uomo e sulla sua condizione.
Una figura di artista, ma anche di intellettuale e promotore culturale, che fece della propria esperienza un ponte tra l’Umbria e la scena artistica internazionale, mantenendo sempre vivo il legame con la propria terra, alla quale volle infine restituire una parte significativa del proprio patrimonio artistico e culturale. La mostra intende offrire un compendio della migliore produzione scultorea e pittorica di Aurelio De Felice, articolandosi in un percorso espositivo che si sviluppa tra Palazzo Vecchio e la Sala Culturale di Stazioni di Posta. A Palazzo Vecchio è allestita la sezione più ampia, dedicata a ripercorrere le principali tappe dell’itinerario creativo dell’artista attraverso una selezione di opere scultoree, alcuni rari dipinti e una scelta di opere appartenenti alla sua collezione, testimonianza dei rapporti e delle frequentazioni maturati negli anni parigini e nell’ambiente artistico ternano.
Nella Sala Culturale di Stazioni di Posta trova invece spazio un’ampia rassegna di opere grafiche di alcuni tra i maggiori artisti europei del Novecento, appartenenti alla collezione di De Felice e da lui donata al Comune di Terni, con lavori di autori quali Joan Miró, Marc Chagall, Vasilij Kandinskij, Jean Cocteau, Pablo Picasso e Georges Braque. La mostra è curata da Massimo Duranti e Andrea Baffoni, in collaborazione con il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Aurelio De Felice” di Terni, Rachele Chiarelli e Alessandro Korol. A corredo dell’esposizione è pubblicato da Gangemi Editore International un catalogo con testi di Massimo Duranti, Andrea Baffoni, Domenico Cialfi e Alessia Curini, apparati a cura di Rachele Chiarelli e Alessandro Korol e la riproduzione di tutte le opere in mostra. La mostra è stata realizzata con il fondamentale contributo della Regione Umbria, dell’Assemblea Regionale Legislativa, della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni, dell’Associazione per la Valorizzazione del Patrimonio Storico di San Gemini, del Rotary Club di Terni, di Cecilia Violati, della Stazione di Posta di San Gemini e del Grand Hotel San Gemini.
Notizia biografica Aurelio De Felice nasce il 29 ottobre 1915 a Torre Orsina, nella Valnerina, in una famiglia di modeste origini contadine e pastorali. L’infanzia trascorsa come pastore tra i colli umbri segna profondamente la sua sensibilità e la sua futura poetica, fondata sul rapporto con la natura e su un ideale neoromantico. Nel 1928 si iscrive alla Scuola Tecnica Industriale “Benedetto Brin” di Terni per apprendere l’intaglio ligneo. Dopo un breve e fallimentare impiego alla Fabbrica d’armi, nel 1933 lascia l’Umbria e si trasferisce a Roma, dove frequenta il Museo Artistico Industriale e si avvicina all’ambiente della Scuola Romana grazie all’amicizia con Pericle Fazzini. Gli anni Trenta segnano la sua prima affermazione.
Nel 1936 incontra Orneore Metelli, di cui riconosce immediatamente il talento e che sosterrà per tutta la vita. Tra il 1937 e il 1940 ottiene importanti riconoscimenti, tra cui la vittoria ai Littoriali della Cultura e dell’Arte a Bologna, il Premio del Duce e la prima mostra personale alla Galleria di Roma. La guerra interrompe bruscamente questa fase: rifugiatosi a Torre Orsina nel 1944, traduce il dramma del conflitto in una produzione di forte tensione espressiva. Nel dopoguerra, insofferente verso l’ambiente artistico romano, si trasferisce prima in Svizzera e poi, nel 1950, a Parigi. Qui entra in contatto con protagonisti dell’avanguardia internazionale quali Picasso, Chagall, Cocteau, Léger e Brancusi e fonda la Scuola d’Arte Italiana. L’esperienza parigina contribuisce alla sua maturazione artistica e al confronto con il Cubismo. Tornato in Italia, De Felice elabora il proprio “nuovo plasticismo”, fondendo la lezione cubista con l’arte etrusca e la tradizione plastica italiana.
Parallelamente sviluppa un’intensa attività didattica e culturale: fonda l’Istituto Statale d’Arte di Terni e, nel 1962, il Cenacolo di Torre Orsina, promuovendo iniziative e mostre contro il provincialismo culturale. Negli anni Settanta si reca in Giappone, dove trova nuovi stimoli per la propria ricerca. Nel 1982 un grave incidente stradale ne compromette la mobilità e lo induce a ritirarsi a Torre Orsina, dove si dedica al disegno, agli aforismi e alla valorizzazione della propria collezione d’arte. Muore il 14 giugno 1996, lasciando al territorio una significativa eredità artistica e culturale.

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