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Assisi, negato l’ingresso in Basilica ai lefebvriani: sono scomunicati dalla Chiesa cattolica

I lefebvriani sono stati colpiti dalla scomunica prevista dal diritto canonico. Nel pomeriggio arrivata la repolica della comunità dei frati del Sacro Convento: “In Basilica non si prega pubblicamente in maniera autonoma”

È stato negato l’ingresso nella Basilica di San Francesco ad Assisi a un gruppo di fedeli e sacerdoti della Fraternità San Pio X, i cosiddetti lefebvriani, in occasione del loro pellegrinaggio nella città serafica. A riferire dell’episodio è l’ANSA.

La vicenda si inserisce in un quadro di forte tensione tra la Fraternità e la Santa Sede, dopo le recenti consacrazioni episcopali avvenute senza il mandato del Papa. Un elemento, questo, che chiarisce la natura della decisione assunta ad Assisi: i lefebvriani sono stati colpiti dalla scomunica prevista dal diritto canonico.

La scomunica è stata infatti formalizzata dalla Santa Sede dopo le consacrazioni episcopali celebrate il primo luglio a Écône, in Svizzera. In una nota del Dicastero per la Dottrina della Fede, resa pubblica nel luglio scorso, viene spiegato che la consacrazione di quattro sacerdoti come vescovi, compiuta senza mandato pontificio e contro la volontà del Papa, costituisce un atto di natura scismatica.

Il decreto dichiara quindi incorsi nella scomunica latae sententiae i vescovi che hanno partecipato alle consacrazioni e i quattro sacerdoti consacrati. Non si tratta dunque di una semplice controversia interna alla Chiesa o di una diversa posizione liturgica. La Santa Sede ha qualificato formalmente la condotta della Fraternità come scismatica, con le conseguenze canoniche previste dalla Chiesa cattolica.

Ad Assisi, secondo quanto riferito dall’ANSA, ai lefebvriani sarebbe stata prospettata la possibilità di entrare nella Basilica a piccoli gruppi per una preghiera privata, ma non di accedere collettivamente per una preghiera pubblica. La proposta non sarebbe stata accettata e il gruppo ha quindi concluso il proprio momento di preghiera all’esterno della Basilica, sul sagrato, recitando il Credo. L’episodio assume un significato particolare proprio ad Assisi, città simbolo del cattolicesimo e legata alla figura di San Francesco.

La replica della comunità dei frati del Sacro Convento di Assisi:

“A seguito della dichiarazione del superiore del distretto italiano della Fraternità San Pio X, don Gabriele D’Avino, a proposito della mancata autorizzazione a recitare pubblicamente il Credo nella Basilica di san Francesco al termine del loro pellegrinaggio, vorrei anzitutto dire che davvero comprendo – anzi comprendiamo come comunità dei frati del Sacro Convento – il disappunto e la delusione per non aver potuto portare a termine il pellegrinaggio nel modo desiderato.

Allo stesso tempo, però, credo sia doveroso chiarire che nella Basilica di san Francesco nessuno può pregare pubblicamente in maniera autonoma, dal momento che in Basilica si svolgono già delle celebrazioni pubbliche a orari stabiliti. Inoltre la Basilica è un luogo di culto cattolico e per questo sono ammesse solo celebrazioni liturgiche da parte di fedeli appartenenti alla Chiesa cattolica in piena comunione con il Romano Pontefice.

In secondo luogo, in occasione del prossimo 40° anniversario dello Spirito di Assisi – il grande incontro di preghiera interreligioso per la pace promosso e guidato da papa Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986 qui ad Assisi – le chiese di Assisi (e in particolare la Basilica di san Francesco) non ospiteranno dei momenti di preghiera pubblici da parte di uomini e donne di fede non cristiana.
Sarà nostra gioia, infine, se nella Basilica di san Francesco – cantato dalla liturgia come “uomo tutto cattolico e apostolico” – e altrove potremo continuare a celebrare insieme dei momenti di preghiera ecumenica – cioè tra fedeli cristiani di diverse confessioni, compresi noi cattolici – per chiedere a Dio nostro Padre il dono della pace, dell’unità e della piena comunione ecclesiale”.


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