Regione Umbria, si dimette Gianluca Paggi: segnale politico prima ancora che amministrativo?
Direttore regionale (in attesa di formalizzare le dimissioni), in uno dei settori più delicati: che incrocia pianificazione, emergenze e gestione dei fondi europei
La Regione Umbria starebbe per perdere un altro pezzo. Le dimissioni (in attesa di formalizzazione) di Gianluca Paggi, direttore regionale con deleghe a Governo del Territorio, Ambiente, Protezione civile, Riqualificazione urbana e coordinamento PNRR, sarebbero in arrivo.
Un caso che non rappresenta un semplice passaggio tecnico. Parliamo di uno dei settori più delicati dell’amministrazione, quello che incrocia pianificazione, emergenze e gestione dei fondi europei. Quando una figura con un perimetro così ampio lascia l’incarico, la questione non può essere liquidata come ordinaria amministrazione. È inevitabile che si apra una riflessione sul metodo di governo e sugli equilibri interni alla struttura regionale.
Da tempo, negli ambienti politici, si parla di una gestione fortemente accentrata da parte della presidente. Una modalità che punterebbe a concentrare indirizzo e controllo su un unico centro decisionale. Per alcuni è sinonimo di efficienza e rapidità. Per altri rischia di comprimere gli spazi di autonomia della dirigenza.
Chi conosce l’esperienza maturata alla guida del Comune di Assisi sa che non si tratta di una novità. Anche allora la leadership era molto marcata, con un ruolo centrale della sindaca, al tempo, nelle scelte strategiche. Deleghe distribuite agli assessori, in quegli anni solo (o quasi) sulla carta. Perché le decisioni, le prendeva poi alla fine sempre tutte lei.
Oggi però il livello è regionale. Le partite aperte – dal territorio al PNRR – richiedono coordinamento, ma anche una chiara distribuzione delle responsabilità. L’eventuale uscita di Paggi diventerebbe così un segnale politico prima ancora che amministrativo.
Resta ora da capire quale sarà l’assetto futuro: in caso di dimissioni formalizzate, una nuova nomina con le stesse deleghe o una redistribuzione delle competenze. In ogni caso, la questione di fondo rimane. In una Regione piccola ma complessa come l’Umbria, l’equilibrio tra leadership politica e autonomia tecnica non è un dettaglio. È la condizione per garantire stabilità e continuità all’azione di governo.
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