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Umbria, quindici mesi dopo il voto: il tempo delle attese finite

A poco più di un anno dal voto, tanti annunci e poco realmente di concreto: sanità, lavoro, aziende, giovani, ambiente e infrastrutture attendono una svolta vera. E poi ci sono le tasse, non proprio “uguali” per tutti

(Stefano Berti) A circa quindici mesi dal voto che ha portato all’insediamento della giunta regionale guidata da Stefania Proietti, una domanda inizia a farsi strada, sempre più insistentemente, nel dibattito pubblico umbro: che cosa è stato realmente fatto?

Il tempo della luna di miele elettorale è finito da un pezzo. Oggi siamo nel pieno della fase in cui i cittadini non giudicano più le intenzioni, ma i risultati. E su questo terreno, il bilancio appare quantomeno opaco.

Il tema simbolo resta la sanità. Le liste d’attesa, uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale, continuano a rappresentare una delle principali criticità del sistema regionale. Nonostante annunci, tavoli tecnici e dichiarazioni rassicuranti, la percezione diffusa – confermata dall’esperienza quotidiana di molti umbri – è che lo sblocco promesso non sia mai realmente arrivato. Visite ed esami restano difficili da ottenere nei tempi previsti, costringendo chi può a rivolgersi al privato e chi non può a rinunciare o ad aspettare mesi.

A questo si aggiunge la questione fiscale. L’aumento della pressione tributaria regionale è un fatto che ha inciso sulle famiglie e sulle imprese umbre, già provate da anni complessi. Un sacrificio chiesto “per il bene comune”, spiegano dalla Regione. Tuttavia, stride – e non poco – la sensazione che questo sforzo non sia stato equamente distribuito. Il tema dei costi della politica regionale, delle indennità e dei benefici dei consiglieri resta ai margini del dibattito istituzionale, alimentando un malcontento che non può essere liquidato come semplice populismo.

C’è poi un capitolo che riguarda la vita quotidiana degli umbri e che raramente entra nel racconto politico regionale: quello delle strade e delle infrastrutture. Dalla viabilità secondaria alle grandi direttrici, passando per la manutenzione ordinaria, la percezione diffusa è di un sistema infrastrutturale fragile, spesso trascurato, che penalizza cittadini e imprese. Le infrastrutture non sono un tema tecnico, ma una condizione essenziale per lo sviluppo economico, la sicurezza e la coesione territoriale. Eppure, su questo fronte, il dibattito resta episodico, privo di una visione complessiva.

Ancora più evidente è l’assenza di una strategia chiara sulle politiche del lavoro. In Umbria si parla poco, troppo poco, di sostegno alle aziende, di incentivi alla crescita, di attrazione di nuovi investimenti. Le imprese chiedono certezze, semplificazione, accompagnamento. I giovani imprenditori chiedono opportunità, accesso al credito, un contesto che non scoraggi chi vuole rischiare e restare. Ma dall’agenda regionale questi temi sembrano scivolare ai margini, come se il lavoro fosse una conseguenza automatica e non una priorità politica.

Il risultato è una regione che fatica a trattenere i giovani, che vede partire competenze e idee, e che non riesce a costruire un racconto credibile di futuro. Senza politiche attive per l’occupazione e senza un disegno industriale, il rischio è quello di una gestione dell’esistente, più che di un governo orientato allo sviluppo.

Si potrebbe aggiungere altro: il ruolo marginale delle aree interne, spesso evocate ma raramente protagoniste di interventi strutturali; la transizione ecologica annunciata ma poco visibile; il rapporto con i Comuni, che lamentano in più occasioni una gestione centralizzata e poco dialogante.

Nessuno pretende miracoli, né risultati immediati su problemi stratificati da anni. Ma a quindici mesi dall’insediamento, è legittimo aspettarsi una traiettoria riconoscibile, una visione che vada oltre la gestione ordinaria e la comunicazione. Governare non significa solo amministrare l’esistente, ma indicare una prospettiva.

L’Umbria, oggi, sembra ancora in attesa. E questa attesa, più delle opposizioni, rischia di diventare il vero banco di prova per la giunta Proietti.


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