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Olivicoltura biologica, un patto tra territorio e istituzioni: Gnavolini (Assoprol): “Il biologico non può esistere da solo”

Dal sostegno delle amministrazioni alla ristorazione collettiva a chilometro zero: la strategia che rafforza il comparto e valorizza le produzioni locali

L’olivicoltura biologica non è soltanto una scelta produttiva, ma un modello di sviluppo che intreccia qualità, sostenibilità e responsabilità condivisa. È quanto sottolineato da Gianmichele Gnavolini, vicepresidente di Assoprol Umbria, intervenendo al convegno sul cibo biologico organizzato da SANA. Al centro del suo intervento, la necessità di un’alleanza concreta tra produttori, istituzioni e comunità per sostenere il biologico, a partire dall’inserimento di prodotti locali nelle mense pubbliche.

“Olivicoltura biologica significa essere profondamente legati al territorio e seguire una metodologia rigorosa di produzione. Non può però esistere da sola – ha sottolineato Gnavolini – ha bisogno di una comunicazione adeguata e del sostegno delle amministrazioni che scelgono consapevolmente di investire nel biologico. Nel settore della ristorazione collettiva è fondamentale inserire nella gestione alimentare di asili, scuole e strutture pubbliche la fornitura di prodotti biologici a chilometro zero. Questo approccio è stato determinante anche per noi. Ci ha permesso di ampliare in modo significativo il panorama delle vendite e dei servizi, pur mantenendo quotazioni mediamente più alte rispetto al mercato”.

Il vicepresidente di Assoprol Umbria è come detto intervenuto al convegno sul cibo biologico organizzato da SANA all’interno della fiera. Una riflessione che mette al centro il valore delle scelte condivise tra produttori, istituzioni e comunità.


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