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Scuola, commissariata l’Umbria sul dimensionamento: coinvolte anche Emilia-Romagna, Sardegna e Toscana

Il piano previsto per l’Umbria contemplava nove accorpamenti nell’arco di due anni, con l’obiettivo di mantenere 130 dirigenti scolastici

Il Governo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di commissariare l’Umbria sul tema del dimensionamento scolastico, una scelta che coinvolge anche Emilia-Romagna, Sardegna e Toscana. A darne notizia è la stessa Regione Umbria, che in una nota parla di un atto che incide direttamente sull’autonomia regionale e sulla gestione della scuola pubblica. Il confronto sul dimensionamento, arrivato fino a Palazzo Chigi, si è infatti concluso con la decisione dell’esecutivo di intervenire in modo diretto, nonostante la contrarietà espressa dalla giunta umbra, che interpreta il commissariamento come una risposta alla propria opposizione ai tagli.

Il piano previsto per l’Umbria contemplava nove accorpamenti nell’arco di due anni, con l’obiettivo di mantenere 130 dirigenti scolastici. Successivamente, la Regione aveva individuato altri due interventi, uno a Gubbio e uno a Terni, ma ne aveva sospeso l’attuazione in attesa delle decisioni del Tar e del Consiglio di Stato, attese nei primi mesi del 2026. Una scelta che, secondo l’assessore all’Istruzione Fabio Barcaioli, non è stata ritenuta adeguata dal Ministero. Al centro della contestazione c’è soprattutto il numero delle autonomie scolastiche assegnate: il decreto interministeriale n. 124 del 2025 ha aumentato a livello nazionale gli istituti dotati di dirigenza, ma non ha riconosciuto alcun incremento all’Umbria, che è rimasta ferma a quota 130, due in meno rispetto a quanto richiesto dalla Regione.

Per questo motivo la giunta ha presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, chiedendo l’assegnazione di due ulteriori autonomie e contestando le stime ministeriali, ritenute penalizzanti e non corrispondenti alla realtà del territorio. In Umbria gli studenti superano infatti le 101mila unità e gran parte del territorio è montano, con scuole che spesso rappresentano l’unico presidio pubblico rimasto.

La presidente della Regione Stefania Proietti e l’assessore Barcaioli spiegano che l’Umbria ha approvato sette dei nove accorpamenti richiesti, ma ha deciso di fermarsi di fronte a una redistribuzione delle autonomie che ha favorito altre Regioni senza riconoscere all’Umbria ciò che le sarebbe spettato. Accettare ulteriori riduzioni, sottolineano, avrebbe significato colpire in modo ingiusto un sistema già fragile. In una regione con oltre 101mila studenti e una conformazione geografica complessa, la scelta è stata quella di non tagliare ancora la presenza della scuola pubblica, una decisione che, secondo la giunta, è stata punita con il commissariamento.

Proietti e Barcaioli denunciano anche la totale assenza di confronto con il Governo: da più di un anno la Regione chiede chiarimenti sui criteri utilizzati per il dimensionamento e sulla distribuzione delle autonomie scolastiche, senza mai ottenere risposte. Nessun tavolo di discussione, nessuna disponibilità al dialogo, ma solo pressioni. L’unica convocazione ricevuta, spiegano, non è servita a chiarire la situazione, bensì a formalizzare il commissariamento.

Secondo la Regione, inoltre, tutte le amministrazioni convocate a Roma per questo motivo sono guidate dal centrosinistra, mentre nessuna Regione governata dal centrodestra è stata sottoposta allo stesso trattamento. Da qui l’accusa che si tratti di una scelta politica più che tecnica. Il Governo giustifica l’intervento richiamando gli obiettivi del Pnrr, ma per la giunta umbra il Piano di ripresa prevedeva un riordino del sistema scolastico e non una serie di tagli generalizzati.

La Regione ricorda che negli ultimi anni la scuola ha già subito una forte riduzione di risorse, con meno docenti, meno personale Ata, tagli ai servizi educativi per la prima infanzia e una diminuzione dei dirigenti scolastici e amministrativi. Un impoverimento progressivo che ha inciso sulla qualità dell’istruzione pubblica e che rischia ora di aggravarsi ulteriormente. In un Paese che investe poco in istruzione rispetto al resto d’Europa, con una spesa pari al 7,3% della spesa pubblica e al 3,9% del Pil, l’Umbria ritiene che il Governo stia riducendo la presenza della scuola pubblica nei territori più fragili e aumentando il numero di studenti per classe nelle aree urbane più grandi.

Nonostante ciò, conclude la giunta regionale, l’Umbria non ha ceduto alla minaccia del commissariamento e si è presentata davanti al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara rivendicando il diritto a non subire ulteriori tagli rispetto a quelli già imposti. Una posizione che la Regione intende continuare a difendere sia sul piano giuridico, attraverso il ricorso al Presidente della Repubblica, sia su quello politico, perché il futuro della scuola pubblica merita di essere tutelato.


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